Wilfred era immerso in un sogno confuso, quando il muso di Belle ha sfiorato la mano sinistra e ha aperto gli occhi nella stanza immersa nel buio, mentre le dita sfioravano dolcemente il capo della bestiola. Levato a sedere, ha visto un bagliore intermittente arrivare dalla zona giorno della casa, accompagnato da un bisbigliare indistinto, perciò si è alzato. È la patina del risveglio ad avvolgere la percezione della realtà, si passa la mano sinistra tra i corti riccioli castani, sulle palpebre e sulla barba che percorre la mascella volitiva ed il disegno morbido delle labbra. Cerca una maglietta a maniche corte, perché s’era addormentato con indosso i pantaloni blu di un semplicissimo pigiama di cotone, calpesta il pavimento a piedi nudi anche se il parquet non è sufficientemente riscaldato, l’aria che penetra dalle finestre socchiuse è umida. Belle lo affianca, sino a quando non è in soggiorno, abbiamo tralasciato la parentesi alla toilette, quando vi esce ha le mani profumate di sapone liquido, ché siamo innanzi a un gentiluomo. Sandrine Hammond è felicemente sistemata a casa di Wilfred, ha con sé Sansa e Gigì, la sua gatta. C’è anche Peter, suo figlio e suo Guardiano, ma non può vederlo. Arresta il passo tra i divani e l’ampio spazio dedicato alla cucina.
Enid è seduta sul divano con la miglior visuale sulla TV, benché abbia tutt'altro per la testa che la risoluzione di un caso di stupro incestuoso, per sua fortuna. Le gambe sono incrociate sulla seduta, il busto sostenuto da tre cuscini a ridosso del bracciolo sinistro, le braccia sono mollemente abbandonate sul grembo, ha lasciato i lunghi capelli castani sciolti ed attraversati da riflessi color mogano, sembrano un tessuto pregiato attorno alla testa, la sua carnagione è diafana, il viso ha lineamenti delicati, distesi in un'espressione quieta, gli occhi verdi si chiudono e si aprono lentamente, la bocca carnosa è socchiusa, il respiro profondo è regolare. Indossa una camicia da notte bianca e una vestaglia leggera altrettanto corta, le gambe sono coperte da un plaid rosso fuoco, ha un paio di calzini bianchi con ricamato il muso di un panda sul dorso dei piedi. C'è Estia, nella cesta con il guanciale azzurro, chr alza appena il capo nel sentir arrivare Wilfred mentre sul puff di vimini è acciambellato Doctor Watson, ridotto a uno sparuto mucchio di ossa, quasi cieco, totalmente afono con la pelliccia bianca, così differente dal fiero Maine Coon parlante che l'Arcangelo Michele donò alla sua salvatrice, Enid. Questa si accorge dei passi, trasale involontariamente, si raddrizza per cercare il telecomando. «Amore, scusami.» mormora, la voce è soave, un suono basso e carezzevole: «Ti ho disturbato?» domanda, soffoca uno sbadiglio con la mano. Il braccio si tende vero di lui, invitandolo a prendere posto accanto a lei.
Wilfred piega le labbra in una smorfia, prima di fare un cenno di diniego, porta la mano sinistra a massaggiarsi il collo, sfiorando i capelli. «No, affatto.» risponde in tono calmo, non ha smaltito la tensione, la fatica, la tristezza, però almeno non ha più le vertigini per la stanchezza fisica. «Credo di essermi svegliato da solo.» replica senza alcuna enfasi, poi sorride con dolcezza. Guarda Belle raggiungere la propria cuccia, Doctor Watson sembra ancora addormentato, pare che il micio l’abbia accettato, forse solamente per l’amore che entrambi nutrono per Enid, indugia un poco e ricorda Clarice, George, i piccoli angeli, il corpo di Amanda sfaldarsi e Awentia divenire un grido carico di odio nella notte. «Lei non ha capito. Io sono riuscito a perdonarla. Non provo rancore nei suoi confronti e lei non ha compreso.» le parole salgono automaticamente alla gola, avanza piano verso la ragazza: «L’odio è riuscito a divorata, come una radice che consuma tutta la terra di un vaso. Non c’era rimasto nulla della donna che era stata, soltanto l’ombra tormentata dal suo stesso odio.» rilascia l’aria in un sospiro, siede non distante dai piedi di lei, li fissa e un lampo divertito rasserena il viso.
Enid piega le gambe, ascolta senza interrompere. C'è la quieta notturna, il buio rischiarato da poche lampade, ci sono i loro animali a circondarli, non crede serva molto altro per sentirsi in pace. «Non era un'anima che avresti potuto riscattare.» si limita ad osservare con voce pacata, un mormorio che si perde nell'aria. Enid fa scivolare il braccio attorno al collo di Wilfred. «Non tutti sono in cerca di riscatto.» soggiunge con amarezza, sospinge la testa di lui sulla propria spalla, come a volerlo consolare, le dita affondano nei riccioli castani, ribelli e morbidi. «Billy è finalmente libero con i suoi nonni. Chiunque sia stato vittima di Awentia ha trovato un po' di giustizia. Può bastare. Non è la perfezione, ma nulla è perfetto al mondo.» sfuma la frase in sospiro, piega la testa per guardare il compagno. Sa che Wilfred ha una compassione che va oltre in senso della giustizia, così ha trovato la forza di non avere rancore nei riguardi dello Spirito, ma non può e non deve caricarsi di colpe non sue. «Dovremmo pensare al resto: Beatrix, Nathaniel e la Vampira dal cuore d'oro.» butta lì un argomento di sicuro impatto, sfumandolo con ironia. Si sporge per baciargli il collo, sfiorandolo con la bocca e con i polpastrelli sino ad arrivare al viso.
Wilfred si lascia tranquillamente coccolare da Enid, seduto sul divano e cerca di abbandonare la testa sulla sua spalla, senza per questo franarle addosso col suo notevole peso, tenta di avvicinare Enid a sé, quando gli bacia ed accarezza il collo e poi, la tempia e lo zigomo. «Awentia è stata nei nostri discorsi, nei nostri silenzi e nei nostri pensieri. Credo che sia tempo di lasciarla andare.» sembra un sussurro, gli occhi si fissano sul riflesso nello schermo appeso al muro. «Per quanto abbia fatto. Lo merita anche lei.» sembra voler chiudere il capitolo, voltare pagina, scoprire cosa lo aspetta, può temere i pericoli ma non ignora l’eccitazione di una nuova avventura. «Beatrix è furibonda, si focalizza unicamente sui bersagli e temo con foga eccessiva.» si confida, non a un’Osservatrice, bensì a una compagna riguardo un’amica. È preoccupato. «Nathaniel è riuscito a deluderla, umiliarla e farla arrabbiare nel modo peggiore possibile. Artù è una Vampira, da come segue il Maestro non mostra alcuna particolare dote e tutto ciò che lui sa fare è auspicare una chiacchierata per mettere pace tra Cacciatrici e Vampiri. Sembra andato di testa.» sbuffa, prova a prendere la mano destra di Enid per posarvi le labbra: «Non sono sicuro di essere coraggioso e speciale. Io non mi sento tale. Faccio quello che mi suggerisce la mente, l’anima, l’esperienza e sbaglio. Se sono un grande uomo, resto sempre sulle spalle di un gigante.» le rivolge un’occhiata. «Tu sei speciale. Temo che un Angelo ti noti e ti scelga per sé.» prende una pausa: «Sarei felice di saperti una Uprooted, però… Noi siamo Umani ed esserlo, mi piace.» termina, soffia via una risata. Può apparire insensato, eppure lui è soddisfatto di essere il mortale Wilfred George Mott.
Enid è dubbiosa sulla positiva influenza che la Vampira possa avere su chiunque, può anche non attaccarla a vista, però non l'ha inserita fra le amicizie di Facebook. «Se venisse uccisa, ora.» parla con distacco, ha visto Raissa eliminare i Novizi come mosche, non ha battuto ciglio, perché non spreca la pietà per coloro che non sanno nutrirla: «Nathaniel non sarebbe più in equilibrio fra Bene e Male: si convincerebbe che la violenza insensata esiste ovunque, cercherebbe la strada più comoda e lo perderemmo come amico, come Stregone.» ragione piuttosto lucidamente: «La prudenza ci aiuterà: daremo ad Artù la possibilità di mostrarsi per quanto vale o di impiccarsi da sola. Nathaniel si intestardirebbe a frequentarla, se avesse continue paternali. Sarebbe più difficile controllare lui e monitorare Artù. Ci serve anche un aggancio per comprendere quanto, il Maestro attuale, abbia potere sui Vampiri o possa essere spodestato da Ashelia in fretta. Usiamo la cautela, al momento giusto, i nodi verranno al pettine.» conclude. Se va male per Artù, diventa un mucchio di cenere in uno schiocco di dita mentre se va bene, hanno un problema in meno ed in ogni caso terranno la situazione sotto una parvenza di controllo. Ride al resto. «No, non penso sia possibile.» risponde, non sembra rammaricata: «Credo fosse un Uprooted, l'essere con cui parlavo, anni fa... Una forma di luce, una voce che udivo con l'anima, un calore che asciugava le lacrime e sono sicura, volesse confortarmi e forse stringere un patto, poi una notte.» deglutisce, perché non l'ha mai raccontato, temendo di essere definita pazza: «Apparve nella mia camera, era reale quanto i mobili e non pensai ad urlare, perché non avevo paura. La sua luce non lasciava spazio all'ombra, c'era qualcosa di simile a un corpo, qualcosa di rassomigliante alle ali però era un individuo spirituale. Disse che mio padre aveva attraversato il fiume Lete, si era sporto per sfiorare l'acqua ed aveva raggiunto il Paradiso. Disse che un giorno, l'avrebbe veduto e gli avrebbe riferito che figlia preziosa aveva, quanto doveva essere orgoglioso di me. Mi spiegò che non ci saremmo più incontrati, almeno per un po' e che avrebbe pregato per me. Gli chiesi cosa fosse, sorrise... Non aveva bocca, ma sorrise ed io seppi cosa avevo sempre saputo. Non mi disse addio, forse lo rivedrò ancora, in questa vita.» prende fiato, soppesa quella storia a lungo taciuta: «Io sono Umana, non vedo che quello che si palesa agli occhi e credimi, Wilfred, sono immensamente felice e soddisfatta di chi sono!» esclama con fierezza. #humanpride.
