It pours from your eyes and spills from your skin.
And the kindest of kisses break the hardest of hearts.
And the kindest of kisses break the hardest of hearts.
Wilfred libera il vassoio, che una solerte cameriera preleverà di lì a breve. Assapora il profumo del caffè caldo, del dolce al cioccolato. Sorride, non commenta le medicine utilizzate da Enid, porta l’indice al naso per sistemare gli occhiali, sbircia l’orologio al polso. «Se non dovessi star bene, domani, avvisa Nina e rimani a casa. Lo stesso vale per la signora Turner: la figlia rischierebbe di essere contagiata.» non c’è alcuna enfasi drammatica nel tono, solleva la tazza e manda giù un sorso. «Ti sei anche allenata con Teresa. E non sarà stata una passeggiata rilassante.» introduce con cautela l’argomento, con quanto tatto abbia a disposizione, pensa che forse non è neanche il caso di turbarla, che può attendere abbia ritrovare la salute. «So che niente ti impedirà di fare il tuo dovere. Io ti conosco, sei coraggiosa e sei forte ma non è come Capo del Consiglio che penso a te.» congiunge le mani tra loro, alza il viso per scrutarla attentamente. «Non voglio una confessione. Non desidero senta la necessità di provare qualcosa a me, qualcosa che serva alla nostra relazione, perché non è vero. Puoi parlare o puoi tacere, io amo la tua discrezione e così la tua capacità di comunicare. Non hai da temere, mai. Non per quanto mi riguarda e non dire che il futuro è incerto, perché io non voglio immaginare l’avvenire senza te. Se esiste la possibilità, non voglio considerarla, né tanto meno viverla.» si umetta le labbra, a questo punto, rimane in silenzio. Non è abituato a manifestare i sentimenti con dichiarazioni plateali, accenna ma rimane solitamente asciutto, si direbbe essenziale.
Enid strae la bustina di Earl Grey, ricorda l'allenamento con l'Osservatrice Esperta. Non ricorda di aver messo a segno un solo colpo, in compenso ha passato diverso tempo a fare il tappetto nella sala con tanto di paletto di frassino in mano. «Ha preso qualcosa dai Lycans.» borbotta, sembra arrabbiata e non lo è affatto, ha le vie respiratorie otturate. Apre il flacone per dosare le gocce medicamentose, mescolandole con lo zucchero. Tiene la lingua tra i denti, poi allunga la mano sinistra per cercare di accarezzare le dita intrecciate di Wilfred, lo sguardo è diretto e può darsi sia il solo che possa guardarla negli occhi, senza che lei indugi. «Se dovesse esistere un'altra dimensione, dove non ci incontriamo, dove io non posso amarti, allora so che esiste una dimensione che sarebbe totalmente arida e grigia per me.» dice con amorevole trasporto, lascia che quelle parole rimangano nell'aria. Tossisce, si soffia il naso in maniera meno rumorosa possibile. «Le ragazze mi hanno trascinata vicino al camino, avevo la bocca tappata da un pezzo di stoffa bloccato col nastro adesivo.» racconta, praticamente atona, le dita cominciano a tremare ed è un terrore che sorge dal passato, oscuro e potente, Enid non sa dominarlo, solo rimanere in attesa che si plachi, che allenti la presa nella sua anima. «Hanno preso un tizzone e l'hanno messo sulla mia schiena. Le fiamme hanno iniziato a propagarsi, perché il pezzo di legno era minuscolo, quando hanno visto che bruciavo, hanno rovesciato un secchiello del ghiaccio, io sono svenuta.» stringe fra i denti la lingua, di nuovo. «Mi sono ripresa al Pronto Soccorso. Rimasi in silenzio a tutte le domande. Rimasi zitta per anni, Wilfred.» c'è un disagio strisciante nella confidenza, come se fosse una sua mancanza, come se la vittima dovesse provare vergogna, dovesse tacere la violenza per mantenere la dignità. Chiude gli occhi. «Da quella notte, sono arrivata a questa.» sussurra, una preghiera esaudita.
Darling heart, I loved you from the start
But you’ll never know what a fool I’ve been.
Darling heart, I loved you from the start
But you’ll never know what a fool I’ve been.
Wilfred cerca di muovere le mani per avvolgere la mani di Enid con le proprie, deglutisce e la rabbia non è certo verso la compagna, sospira per incanalare la tensione nervosa. Hanno torturato la persona che ama di più al mondo, l’hanno umiliata, l’hanno costretta a vergognarsi del proprio corpo e non può perdonarlo, non può tollerarlo. Non c’è alcun rimprovero da sollevare, né domanda da porre. «Sei arrivata sino a questa notte.» prende spunto dal sussurro per spezzare il silenzio, il tono è affettuoso: «Non sei la stessa ragazza che ho incontrato al pub: sei più matura, sei meno ingenua ed ugualmente dolce. Hai terminato gli studi, sai cose che io ignoro, hai reso la tua creatività ancora più brillante, più ricca di invenzioni e di dettagli. Hai sofferto, hai pianto e hai perduto tuo padre, questo ti porta a guardare diversamente la vita.» fa un respiro profondo, serra le labbra fra loro: «Sei cambiata, non lo posso negare. Sei cresciuta.» distende la bocca in un sorriso: «Eri e sei rimasta di una bellezza rara, perché si fonde con la tua stessa anima. Non è una bellezza sterile, una banale armonia di forme. Sei splendida, sei una ragazza meravigliosa. Potresti avere chiunque, sei come una sorgente d’acqua o una luce che brilla. Sarei sempre così terribilmente bella, capace di stroncare qualsiasi mia reticenza o dubbio. Mi abbaglierai ancora e ancora con un sorriso. Farai battere il mio cuore, al suono della tua voce.» si china per baciarle la mano. «Quello che hai subito è terribile. Quello ti hanno fatto è crudele.» fa una pausa: «Non posso comprendere, ma spero di poterti confortare e aiutare. Vorrei dire mille cose, ma… Lo sai, sono furioso con quella banda di puttanelle, con quello stronzo del tuo ex e… Ho soltanto parole per te. Parole che non cambiano il passato.» ammette con uguale sincerità a quella mostrata da Enid.
Enid porta la tazza alle labbra, ma i denti sono chiusi attorno alla lingua, deve forzarsi per non mordere sino a sentire il sangue, per aprire la mandibola e lasciare che il tea caldo dono un precario sollievo. È travolta dalle emozioni vissute, commossa dalla reazione di Wilfred, finge che debba tirare su col naso ma è semplicemente prossima alle lacrime, sebbene sia raro che scoppi in lacrime. «Ti amo.» nient'altro pare necessario. «Voglio superare le mie paure, mi sono accorta di come lavorino dentro di me. Non lascerò che siano un peso.» prosegue a dire, si focalizza sul lato pratico. Si è sciolta come un fiocco di neve dentro un forno, però auspica di mantenere una contegno dignitoso, necessario a non lanciarsi in effusioni eccessive in luogo pubblico. «Quando sei entrato nel pub, non riuscivo a levarti gli occhi di dosso. Ero una ragazzina, lo so bene e volli credere di avere solo una cotta, un'infatuazione, qualcosa che sarebbe svanito nel tempo.» fallisce l'impresa, non riesce a calarsi nei panni di Elsa, quindi bisognerà accordare un violino. «Continuavo a non trovare qualcuno che avesse il tuo sorriso, i tuoi occhi, il tuo senso dell'umorismo, la tua intelligenza. Potevo incontrare dei ragazzi carini, ma non erano alla tua altezza, dentro di me continuavo a sperare, mi dicevo che ero un'amica e sapevo di essere innamorata, sapevo di volere il tuo amore. Presi le distanze anche per cercare di lasciare tutto alle spalle.» sospira. «Ma è stato impossibile: il passato è parte di noi. Non potrò mai scordare la mia notte alla Confraternita, tenterò di accettare che sia accaduto a me, che sia stato brutale, ingiusto e che sia ormai finito. Ho smesso di scappare.» si sporge leggermente: «So che sei al mio fianco, ora. È la cosa più bella sia mai successa e sorpassa la sofferenza che possano causarmi i ricordi.» sorride a Wilfred, tenendo la mano fra le sue. Usa l'altra per bere altro tea. «Così, adesso, sei anche un mago in erba?» cambia discorso. Non ha bisogno di serate cupe, funestate da tristi racconti. Vuole godere della pace momentanea, né aggiungere altro carico al fardello di Wilfred o aggravare il proprio mal di testa.
Darling heart, I loved you from the start
But you’ll never know what a fool I’ve been.
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