Wilfred ha un ombrello per le emergenze, però, al momento attuale c'è una tregua nel maltempo, le nubi nascondono le stelle, però non sente tuoni e l'acqua del lago è calma, increspata da onde lievi, il loro rumore è rilassante per l'Osservatore. È seduto su una banchina dallo stile vittoriano, cornice in ferro battuto, seduta e schiena in legno, sebbene sia accomodato può dirsi una figura imponente, il fisico è piuttosto atletico, pure se poco traspare dalla camicia verde militare dal colletto sbottonato o dai pantaloni di stoffa leggera color fumo, calza un paio di scarpe nere adatte alle camminate nei boschi. Solleva le maniche sino al gomito, affonda le dita della mano sinistra fra i corti capelli ricci, il viso è assorto in un punto nello spazio, gli occhi sono di un azzurro cupo ma lo sguardo resta calmo, fermo; la barba che percorre la mandibola è appena un'ombra. Respira a fondo. «Andremo al giardino botanico di Boston.» propone, la voce profonda è bassa, gentile: «Se non ci sei già stata. Passeremo lì qualche ora, poi andremo a cenare.» aggiunge con un sorriso lieve, non mostra i denti, il braccio destro, però, vorrebbe cingere le spalle della ragazza per attrarla un poco a sé. «Ti piace l'idea?» chiede infine.
Enid sembra persuasa che qualche astro sia visibile, perché si sporge a cercare tra una nuvola e l’altra, quasi che fuggissero al suo sguardo. È la solita chiacchierona estroversa, arrivati a destinazione è rimasta seduta con lo sguardo diviso tra cielo ed acqua, salvo poi spostarsi su Wilfred con premura, sicura che i suoi pensieri fossero foschi quanto il tempo atmosferico. Ha raccolto i capelli castani in un’alta coda, mentre il volto ha una leggera traccia di trucco, abbastanza da valorizzare lo sguardo di un verde intenso, le labbra carnose; indossa un abito di seta blu lungo sino alla caviglie, il corpetto è stretto da un elastico per far risaltare la figura sottile, le curve femminili che ne addolciscono l’aspetto, calza sandali con il tacco in legno e strisce di cuoio blu, la borsetta è una rettangolare notte stellata, sulla stoffa risalta il ciondolo in argento della collana, il cristallo sembra illuminarsi di riflessi caldi. «Mi piace molto.» risponde, lasciandosi stringere, alza la mano per tentare di accarezzargli dolcemente il viso sino alla spalla, così da guardarlo negli occhi: «Rivedere il giardino botanico con te, andare a cena insieme, poi andare a casa renderà la giornata meravigliosa. Andremo al planetario, la prossima volta.» soggiunge con brio, qualcuno dovrà pur mostrarlo. O crederanno siano lì per un patto suicida. «Da bambina, mi piaceva ascoltare lo zio Ethan, lui mi portava a vedere le stelle. Ha buone nozioni di Astronomia. E non disdegnava l’Astrologia, ma solamente per avere qualche storia da raccontare.» sembra intenerirsi al pensiero. «Ci pensi mai?» domanda, scosta la mano a indicare il cielo: «Vediamo la luce di stelle che sono morte e quelle che nascono in questo istante ci sono celate. Mi piacerebbe vedere la nascita di una stella.» commenta sognante.

Wilfred si volta, al tocco di Enid e l'ascolta, si sofferma sul volto di lei, riuscendo a piegare gli angoli della bocca per la seconda volta, studia quel mutare di emozioni negli occhi, fa un cenno di assenso col capo. «La nascita di una stella è uno spettacolo violento.» dice con l'ignoranza di chi si è laureato in Storia Medievale: «Se ci pensi, la nascita è un processo che prevede una dose di brutalità.» soggiunge meditabondo: «Dio disse 'Sia la Luce!'. E la luce fu.» va a memoria, solleva un poco la testa: «Dio esclama... Un'immagine potente, Egli crea la Luce ma non in un bisbiglio, bensì scandendo con sicurezza le parole... Un'esplosione, una metaforica bomba che si espande nell'intero Universo, negli Universi, inondandoli di qualcosa di sconosciuto: la Luce. Tutto è cominciato con quel tuono in grado di frantumare dimensioni intere. Tutto è iniziato con un gesto vigoroso.» congettura. È un peccato che manchino le salaci chiose di Doctor Watson. «Rifletto spesso su questo. Sulla Creazione, sul desiderio di Dio. Cosa cercava, mentre elaborava il Tempo, lo Spazio? Cosa vedeva mentre dava l'essenza agli Angeli e poi alla vita stessa? Cosa l'ha portato al punto di elaborare tutto ciò?» usa l'indice per indicare il lago, il cielo, persino loro due. Sospira. «Sono pensieri troppo grandi per un uomo.» conclude, dopo un attimo di silenzio: «Eppure, mi piace perdermi.» soggiunge, il dito tenta di percorrere il disegno delle labbra di Enid, lo sguardo che le rivolge è languido, luminoso, innamorato.
Enid non risponde subito, non sembra essere un argomento che esige una replica immediata, sorride quando le sfiora le labbra, riesce a guardarlo senza provare disagio, senza avere l’impulso di sviare l’attenzione. Sente unicamente una pace che arriva sino al cuore, un affetto che pare essere nato con lei, accompagnandola sino a quella sera di Agosto, ai giorni strani e meravigliosi che attraversa. «L’amore.» è quanto esce dalla bocca: «Una creatura onnipotente desiderava che questo sentimento fosse nutrito da altri esseri, in modo diverso e simile. Voleva essere amato, voleva amare. Voleva che la Luce, l’Oscurità, lo Spazio, il Tempo servissero l’Amore, lo rendessero accessibile, comprensibile agli Angeli, agli Uomini, agli Animali. Dio è Amore. Voleva che quello che ardeva in Lui, arrivasse a noi, perché sapeva che era cosa buona, che era cosa giusta.» fa una pausa. «Vedere il mondo, in un granello di sabbia. E l’Universo in un fiore di campo. Possedere l’Infinito sul palmo della propria mano e l’Eternità in un’ora.» recita con una discreta bravura, non troppa enfasi, nessuno scivolone sentimentalista. «Credo che sia il dono che ci ha offerto.» ispira, espira. «Credo che sia ciò che gli Angeli Caduti hanno perso.» non cerca conferma. «Noi siamo molto invidiati e siamo molto amati.» sorride ancora una volta: «Perché io sono convinta che Dio, gli Angeli sorridano con noi!» esclama vivacemente. Se non sarà incenerita da un fulmine, sarà una piccola, grande vittoria.
Wilfred solleva lo sguardo e le nubi si sono addensate, non c'è molta speranza in un domani soleggiato. Abbassa la mano, cercando di stringere le dita di Enid. «Ieri sera, Nathaniel parlava di cosa pensa ci serva per vincere contro Awentia: sicurezza.» riporta alla ragazza, un po' scettico nel tono: «Io ho ribadito che dobbiamo fare la cosa giusta. Dobbiamo essere sicuri di questo, non di noi stessi. Certo, occorre avere tecnica, competenza, però io so che ce la faremo perché stiamo facendo qualcosa di giusto. Stiamo salvando delle vite, stiamo liberando l'Umanità da una creatura malvagia e questo va oltre ciò che siamo.» illustra la sua opinione, ma chiaramente non si attende che lei risponda con un sottomesso assenso, ha una compagna, non un animale domestico. «Il dono che ci ha concesso è il Libero Arbitrio e... La capacità di amare.» valuta in un mormorio. Sorride, chinando il volto: «La capacità di scegliere chi amare e come amare.» soggiunge, piega la bocca: «Generoso. Può darsi che pensandola così, si possa rispondere a tante domande che si fanno su Dio: ci creati per amore, ci ha creati per amare. L'amore è una forza che non ha pari al mondo. Ci ha dato un enorme potere.» conclude la riflessione con un leggero sospiro. Sa che Enid è una ragazza intuita, perciò non si lascia sfuggire una parola: con un movimento repentino cercherebbe di tirarla in piedi, con quella che pare una risata trattenuta.
Wilfred solleva lo sguardo e le nubi si sono addensate, non c'è molta speranza in un domani soleggiato. Abbassa la mano, cercando di stringere le dita di Enid. «Ieri sera, Nathaniel parlava di cosa pensa ci serva per vincere contro Awentia: sicurezza.» riporta alla ragazza, un po' scettico nel tono: «Io ho ribadito che dobbiamo fare la cosa giusta. Dobbiamo essere sicuri di questo, non di noi stessi. Certo, occorre avere tecnica, competenza, però io so che ce la faremo perché stiamo facendo qualcosa di giusto. Stiamo salvando delle vite, stiamo liberando l'Umanità da una creatura malvagia e questo va oltre ciò che siamo.» illustra la sua opinione, ma chiaramente non si attende che lei risponda con un sottomesso assenso, ha una compagna, non un animale domestico. «Il dono che ci ha concesso è il Libero Arbitrio e... La capacità di amare.» valuta in un mormorio. Sorride, chinando il volto: «La capacità di scegliere chi amare e come amare.» soggiunge, piega la bocca: «Generoso. Può darsi che pensandola così, si possa rispondere a tante domande che si fanno su Dio: ci creati per amore, ci ha creati per amare. L'amore è una forza che non ha pari al mondo. Ci ha dato un enorme potere.» conclude la riflessione con un leggero sospiro. Sa che Enid è una ragazza intuita, perciò non si lascia sfuggire una parola: con un movimento repentino cercherebbe di tirarla in piedi, con quella che pare una risata trattenuta.
Enid si accosta per tentare di strofinare la punta del naso contro il suo collo, poi si ritrarrebbe con un’occhiata maliziosa. «Nathaniel è stato coraggioso e mi ha aiutata, non voglio dirne male ma l’ho visto con Marlene, non si curava di nascondere che avrebbe preferito fosse sola.» riferisce atona: «Tra la schiettezza e la maleducazione passa una linea piuttosto larga, ma tanti fingono non esista affatto.» conclude, non si addentra oltre, non è sicura di aver fatto bene a parlare. «Tu cerchi la Giustizia. Non tutti hanno quest’aspirazione.» replica con calma: «Non penso basti essere sicuri di sé per avere successo in un’impresa, qualunque essa sia. Credo serva avere una motivazione, può essere di natura etica, come in questo caso, ma agire soltanto per la propria gloria è sterile, non produce niente di duraturo.» respira, prende tempo, raduna le idee per esporle: «Le ricchezze si dividono, gli imperi crollano, rimane ben poco di un uomo alla sua morte. L’amore che ha suscitato, l’amore che ha nutrito possono ispirare altri uomini, non tanto ciò che ha fatto, ma perché è stato fatto può essere immortale.» è il suo punto di vista, né l’ha cambiato per fargli piacere. Sta per ribattere alla conversazione teologica, quando la presa alla sua mano diventa decisa, punta i piedi a terra, scivolano sull’erba, infine per non trovarsi a terra viene letteralmente raddrizzata. Non è spaventata, casomai sorpresa e sbatte le palpebre incredula. «Wilfred.» cerca di guardarlo in viso: «Che diavolo vuoi fare?» domanda. Non svicola, per ora. Non sa che criminali (?) intenzioni abbia.
Wilfred aspetta che Enid sia in piedi, ha rischiato di farla finire dritta sull'erba ma sapeva che avrebbe finito per accettare la sua pressione. «Nathaniel ha pregi e difetti.» valuta senza alcuna emozione particolare. «Se cerca di fare colpo su Marlene, ha scelto la preda impossibile.» arcua le sopracciglia, dubita che abbia mire sulla Serafino, epidemicamente, lo colloca altrove. Evita di fare il pettegolo, all'aperto. Passa la mano libera sotto al naso, gustando la meraviglia di Enid. «Nina dice che l'acqua è tiepida.» non aggiunge una parola, non spiega e non ne ha bisogno. È consapevole della timidezza, della ritrosia di Enid. Vuole scherzare, gettare un po' di sana allegria in quelle torve giornate, perciò sfrutta la velocità per afferrare la giovane per i fianchi, sollevarla, sistemandosela sulla spalla destra, come un sacco. Il modo di più semplice e lui ritiene il più divertente, ci mette energia ma non vuole farle alcun male, sta attento a non mettere a rischio Enid.
Enid prende fiato, sembra già stremata e si è alzata in fretta. «Non crederai faccia il bagno con l’abito nuovo?» ribatte sconvolta, anche se non può negare quanto sia sottilmente giocoso il momento e lei ne è felice, non vedeva Wilfred così propenso a sorridere da tempo, vuole assecondarlo ma non dargliela vinta. Svicola con l’agilità di una gazzella. Sono rimasti soli, niente le vieta di fare una corsa per mettere la panchina quale barriera fra loro, lei scoppia a ridere di cuore. «I Traghettatori hanno la pelle gelida: potrebbe trovare tiepida anche una lastra di ghiaccio.» fa finta di sbottare. Si aggrappa allo schienale con entrambe le mani. «Mi avresti caricata in spalla come un tappeto. Sono scandalizzata e dovresti esserlo anche tu!» aggiunge con veemenza teatrale, si incurva leggermente per reggere meglio eventuali attacchi.
Wilfred è meno preparato a vederla scappare, gli sfugge un suono che somiglia a una mezza risata. «La Polizia potrebbe insospettirsi, Enid.» replica, quando la vede sgusciare verso la panchina, rimane a fronteggiarla, l'aria sembra essere divenuta più umida però non gli importa affatto, animato da una sensazione vivace, piacevole che lo inebria, che nasce dalla costanza della ragazza di stare accanto a lui, di confortarlo, di spronarlo, di amarlo tanto quanto è amata, se non ancora di più e ciò lo commuove, e ciò lo spinge a mettere via la tristezza per qualche tempo. «Sembri Dafne, inseguita da Apollo.» inclina il capo. Tenta di prodursi in uno scarto agile, un balzo che dovrebbe portarlo dalla stessa parte di Enid, se gli fosse concesso, malgrado la veneranda (?) età, sarebbe abbastanza vicino da cercare una seconda presa.
Enid ride di nuovo, anche quando lui cerca di raggiungerla. Si ritrae per arrivare al bracciolo. «Credi possa diventare un albero?» gli domanda. Non fa nulla per tenerlo a distanza, sembra farcela da solo. «Non sei un grande sportivo!» commenta allegramente: «Apollo dovette correre parecchio, tendere agguati. Dovresti documentarti sulle sue tecniche, perché io non ho nessuna intenzione di farmi gettare nell’acqua, mentre minaccia pioggia.» si ferma, prende fiato, si muove per tornare alla seduta con i ruoli invertiti, ma non lo fa in fretta, alla fine, non desidera che qualcuno creda sia in ballo una lotta furibonda. È il primo momento spensierato da quando Peter è morto, vede Wilfred non libero dal fardello ma vivo e non può chiedere altro. «Però, sono curiosa di vedere cosa riesci a ottenere imitando Doctor Watson.» afferma in tono di sfida: «Coraggio!» esclama.
Wilfred si passa la mano sinistra sugli occhi. Enid la fa franca per la seconda volta. Sbuffa. «Staresti ferma, perciò... Non penso.» non è serio, non ha ragione di esserlo. Scrolla la testa, fermandosi a due metri da lei: «Dovrei studiare strategie perdenti?» domanda pleonastica: «Il ratto delle Sabine farebbe al caso mio e quel lago non è una fogna a cielo aperto, non ti squaglierai come un cartone animato nella salamoia.» la incoraggia a lasciarsi andare, invito con stoccata nerd che cade nel vuoto. Sta per cambiare piano, quando è pungolato. Ride, stavolta, piano e per qualche secondo ma ride. «Come vuoi.» acconsente. Secondo scarto, stavolta mirato a placcare Enid, prima che sia lontana. Buttarla a terra è contemplato, perché riuscirebbe a riprenderle la mano con cui trascinarla in acqua. L'idea di essere bloccato dalla Polizia, attualmente, non lo tange.
Enid studia i movimenti di Wilfred, si dilegua prima che lui sia troppo vicino con una risata limpida. «Stai bene?» gli domanda premurosa, quando manca clamorosamente l’obbiettivo. Frena l’ilarità, perso, si massaggia il collo. «Non ci entro nel lago, l’ho detto e lo ripeto. Non puoi farci nulla.» ribadisce con fierezza. È sincera. Non indosserebbe mai un costume da bagno, scoprendo la schiena, ma non farebbe il bagno vestita e truccata. Resta silenziosa, scruta il cielo, sente le gocce tempestare le foglie, l’acqua. «Rientriamo?» chiede all’Osservatore. Se rimangono per molto, conviene avere il doccia schiuma. Si raddrizza, si avvicina alla panchina per recuperare la borsetta.
Wlfred rischia di cadere, ingoia un'imprecazione ma la risata di Enid è adorabile. La pioggia non ha più occhiali da colpire. «Devo trovare un bravo oculista.» dice alla compagna, resosi conto di quanto siano affaticati gli occhi: «Non riesco quasi a leggere.» sbotta. In settimana, cercherà qualcuno che lo visiti, gli prescriva le nuove lenti, al momento, strofina i palmi delle mani tra loro. «Sto bene.» risponde senza indugio. Volge l'attenzione al lago, ma quando Enid si accosta di nuovo, anche se è perfettamente consapevole di aver bruciato le sue carte migliori, di essere stanco, di non essere veloce quanto lei, decide di provare. Non è competitivo o forse lo è in maniera alquanto singolare. Allunga il braccio destro per stringere il polso sinistro di Enid, l'arto sinistro cingerebbe la vita per darle una spinta sufficiente a farla andare oltre la riva. Finirebbe seduta in tre centimetri d'acqua, poi spetterebbe a lui, tramutare il primo contatto in un bagno.
Enid persuasa di essersi salvata, di aver posto fine allo scherzo, abbozza uno sbadiglio. «Cerchiamo sull’elenco del telefono, prendi un appuntamento appena è possibile e avrai risolto la situazione.» ribatte con la sua voce quieta, gentile. Non si aspetta di essere afferrata rudemente, trascinata a viva forza sino al lago, non più. Tenta di bloccarsi, ma scivola sull’erba, prova a divincolarsi ma stavolta, Wilfred ha una presa d’acciaio, usa il braccio libero per scansarlo, fallisce. Nel preciso istante in cui la spinta dell’uomo viene a mancare, Enid si trova sbilanciata, dondola con l’acqua alla caviglia, capitola sul letto del lago di sedere, impatto doloroso ma non mortale. «Sai essere uno stronzo, Wilfred George Mott!» ringhia, l’acqua gonfia la gonna blu, lei sembra essersi seduta di sua spontanea volontà a cinque centimetri dalla riva. «Piove.» ricorda con severità. «E non è propriamente tiepida.» aggiunge. Parte dello sdegno nervoso è una recita, ma parte è reale, perché non aveva alcuna voglia di fare quell’esperienza. Sospira, alla fine, placandosi del tutto.
Wilfred può dirsi soddisfatto, sorride trionfante a Enid. «Mi rende sexy.» afferma con un certo brio. Si avvicina in fretta, sfila solamente scarpe e calzini. «Torniamo in auto, nessuno ci vedrà.» la rassicura, andandole accanto. L'acqua non è del tepore adatto a un bagno profumato, però a lui sembra bastare. «Facciamo due passi in acqua, poi andiamo.» dice avanzando nel lago, sente i piedi toccare la sabbia, le alghe. «Soltanto per... Fare qualcosa di... Divertente.» si gira. È una richiesta, alla fine non le sta domandando di buttarsi da un grattacielo di sedici piani, non essendo uscita subito, ha buone possibilità che acconsenta e quella piccola infrazione alla normalità, alle loro passeggiate, alle loro serate, sarà stata più utile di quanto Enid possa immaginare.


