Enid Grace Kingstone non esiste e così la sua famiglia.
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.
Dove?
Qui

venerdì 24 luglio 2015

Lovin Memory (Our Farewell)

Sweet darling you worry too much, my child
See the sadness in your eyes You are not alone in life
Although you might think that you are.

Marlene poggia il bicchiere sul tavolo e attacca di nuovo la pastarella. Stacca un morso, tanto da riempirsene la bocca . Inghiotte «Io non credo che ti voglia attaccata al sifone della doccia.» fa segno delle virgolette volanti con la mano libera che porta alla bocca per ripulirla dalla cioccolata. «Non mi sembra il tipo.» Anche se l'ha visto solo una volta. «Io credo semplicemente che ti ami, e che lo terrorizzi la sola idea che tu possa finire con l'essere qualche danno collaterale in un qualcosa legato a lui.» poggia il mento nel palmo della mano. «Non ho idea di cosa ti abbia detto, ma vedere gli spettri non è bello, spesso entri in una stanza nuova e vedi un cadavere appeso alle travi del soffitto, molti spiriti sono aggressivi, minacciano, terrorizzano. Tu sei la parte pura della sua vita e credo che semplicemente mantenerti così il più a lungo possibile.» Si porta in bocca un pezzo di brioche e mastica «Anni fa fui maledetta da un demone, ogni volta che chiudevo gli occhi avevo degli incubi terrificanti, e per non addormentarmi mi tiravo coltellate alle gambe o alle mani per farmi male.» Non è il quadro di salute di una persona mentalmente sana, ma in quel periodo non lo era. «Mervin, il mio primo marito, cercava di rimanere il più possibile sveglio , così facevo finta di appisolarmi per farlo riposare. Da sveglio aveva sempre un aria così terribilmente preoccupata, ma quando dormiva...» sospira «Era adorabile.» la voce si colora di tenerezza e nostalgia, lo sguardo si abbassa sul dolce nel suo piatto. «Io penso che Wilfred non voglia arrivare al punto di dover guardarti dormire per vederti serena e spensierata, senza tenere in conto che, tenerti lontano dai suoi guai, non potrà fare altro che far aumentare l'ansia che senti.» Infila in bocca l'ultimo pezzo di brioche, sì, ha il peso forma di un folletto, ma mangia come un bue muschiato australiano (!) «Io ti consiglio di prenderlo a brutto muso e dirgli: ora stiamo insieme, questo significa che stiamo insieme nel bene e nel male, anche se il suddetto male fa paura.»


Enid ascolta senza interromperla, non ha bambini, quindi non vi mette becco. Sorride e abbassa la testa. Mangia un po' il suo dolce. Se vuole dire qualcosa, lo tiene per sé. «Sono contenta che qualcuno non lo veda come un folle esperimento.» ribatte verso Marlene, ride di seguito. «Pensavo legata al termosifone. In realtà, circa la storia di Gabriele non ha detto nulla e sono io che mi chiedo perché abbia seguito il gatto, senza assicurarmi che l'osso ci fosse. Non ho visto Jody, non l'ho sentita, non c'era poi tanto spazio. Può averla nascosta, può aver pensato fosse al sicuro con lui, mentre con gli Spiriti in giro rischiasse molto. Non ne ho idea e alla fine, penso abbia fatto la scelta più saggia per me, per Jody.» si stringe nelle spalle, la faccenda le pesa. Aver lasciato il Messo di Dio inchiodato è qualcosa da Inferno per direttissima, questo pensa e le spiace, tanto da singhiozzare come una bambina, scoperta la verità. «Mervin.» ripete il nome, forse l'ha già sentito. Congiunge le braccia in grembo. «So cosa intendi.» fa una pausa, guardando il tea. «L'ho detto. Mi ha detto che non vuole frenarmi, che cercherà di tenermi al corrente di ciò che può. Wilfred non è possessivo, non potrei sopportarlo. Io sono insofferente. Lui mi lascia i miei spazi, si prende i suoi. Sai già come ci siamo conosciuti, sai non pensavo che uno come lui, restasse alzato sino all'alba per finire una quest. Sai, adesso, sembra meno informale ma all'epoca aveva la barba curata o era rasato del tutto, vestito come andasse a un matrimonio e nulla, pensavo che tutto quello che potesse dirmi fosse 'Un caffè lungo, grazie' e invece... Non è mai stato così.» inclina la testa. «E Mervin. Come l'hai conosciuto?» chiede sottovoce.
Marlene «Non capisco perché qualcuno dovrebbe.» risponde perplessa corrugando la fronte. «Tu sei figa, lui pure...» disegna un cerchio con le due mani: «Coppia perfetta con futuri figli perfetti.» non ha filtri mentali, nulla di nulla. Dice quello che pensa, senza manco rendersene conto o chiedersi se, magari, sta passando il segno. «Credo che alla fine, lo scopriremo solo quando Gabriele sarà libero. Se l'ha trovata , sono certa che lei sia ancora viva.» Non ha il minimo dubbio sulle capacità del fratello, chiamiamolo maggiore. Piega la testa verso una spalla. «Beh le apparenze ingannano, guarda me. Diresti mai che ospito nel mio corpo un angelo?» le chiede ridendo: «Ho come la sensazione che tu ti guardi attraverso delle lenti appannate, Enid.» piega la testolina verso una spalla prima di ficcarsi tutto in bocca un pezzo di brioche. Si succhia le dita, prima di pescare dalla borsetta una salvietta per pulirsi bene le mani. Si ferma, quando la ragazza gli chiede di come ha conosciuto Mervin «In un pub.» risponde «Io ero appena stata mollata dal mio primo fidanzato, uno stronzo che quando gli dissi chi ero se ne andò, lui, da lì a qualche tempo, avrebbe perso la sua fidanzata, una lycan, barbaramente uccisa da un vampiro.» tira un angolo della bocca: «Un incontro voluto dal destino direbbe qualcuno...Io ne sono convinta.» Non le è facile parlare di Mervin, il dolore della perdita è sempre lì, sopito, ma non dimenticato. «Era il primo Uprooted che vedevo, ero stata trovata da un gruppo di Osservatori che ancora non sapevo bene dire cosa mi fosse successo, e prima di andarmene, gli toccai un braccio per assicurarmi che fosse reale. Non mi scorderò mai la sua faccia. Perplessa. Il giorno dopo lo vidi, di colpo, vicino all'altalena dove stavo andando in piedi e per poco non volai a faccia per terra. Due incontri, ed ero innamorata di lui per la vita.» ficca nel posacenere fra loro la salvietta appallottolata e prende il suo bicchiere. «Siamo stati amici per molto, anche se io morivo ogni volta che mi sorrideva, soffriva un lutto terribile e non volevo approfittare di lui e del suo momento di debolezza. Mi dichiarai , infatti, quando mi chiese se pensavo ancora ad Alexander e dopo che gli abbi gridato che lo amavo, con calma, mi disse: Oh anch'io.» Tralascia il fatto che fosse in pigiama in quel momento. «Non era un uomo semplice, non parlava molto, e se si arrabbiava, cazzo...» scrolla la testa: «Però io lo adoravo.» Si passa una mano sulla fronte. «È morto di infarto l'anno scorso., episodi cardiaci li chiamano, i Cooper, da quello che ho capito sono soggetti a morire così di botto.»
Enid muove le dita della sinistra nell'aria. «Non sono un carattere molto aperto, non sono disinvolta. Non sono sempre sorridente, ho bisogno di avere momenti miei. Wilfred è più rilassato, anche se non sembra ma se non lo fosse, non avrebbe metabolizzato questa faccenda con tranquillità. Non ha perso il suo equilibrio, non ha veramente vacillato. Tutti abbiamo momenti difficili nel nostro passato, ne usciamo cambiati.» sposta la mano, l'appoggia al tavolo. «Siamo sempre andati d'accordo, ci comprendevamo ma una relazione è diversa, ci sono giorni in cui sei incazzata, si può litigare, scoprire dei difetti. Non è più un sogno. È la realtà e non è mai soffice. Mia mamma era perplessa, ma lei non sa perché ho rotto col mio ex.» dice e non lo sa neppure Marlene, perché cambia argomento. «Piano. Non siamo ancora preparati per riprodurci come i Gremlins in una piscina.» un'immagine romantica, tenera, affatto nerd. «Penso che non sia il Destino, forse... Dio o qualcuno che ci ama, ci dà la forza per andare dalla parte giusta. Una Lycan.» annuisce, non sono cattivi. Non tutti. Ha imparato bene. Resta silenziosa, la storia la colpisce molto profondamente. «Avrei voluto conoscerlo, essere sua amica.» mormora a bassa voce. Non sa perché, ma quelle poche parole dipingono un uomo amato, generoso, vero. Pensa immediatamente a cosa farebbe se si trovasse col corpo esanime di Wilfred, stringe i denti, non osa parlarne. Sembra scossa. «Mi spiace che sia... Capitato a te, a voi.» farfuglia, sospira. «L'hai incontrato, hai avuto due figli splendidi che hanno il suo cuore, tu hai il suo cuore e lo fai conoscere anche a chi non ha questa fortuna. Vi siete amati. Siete stati felici. Siete una famiglia e nulla può scioglierla, perché è stata creata col cuore. Con l'amore. Tu porti il suo ricordo, questo non lo farà mai svanire.» deglutisce. Respira a fondo. «Mio papà morì di infarto, ma fumava tre pacchetti di sigarette al giorno con la cicca di una, si accendeva l'altra. Era buono, era introverso, era cupo qualche volta, neppure mia mamma arrivò sino all'origine della sua oscurità. È morto di sera, un attimo e io ero senza di lui. Tutto quello che volevo dire, non l'avrebbe sentito. Ho chiamato subito Wilfred. È rimasto con me per giorni. Giorni che non ricordo, solo lacrime, caldo soffocante... Mangiavo? Bevevo? Non ne ho idea. L'avevo perso, senza capirlo. L'avevo perso e lo volevo indietro.» porta la mano alla fronte. «Okay. Non è lo stesso. Scusa.» bofonchia. Un miscuglio di dolore, nostalgia, rabbia che esplode nel cuore.

Never thought
This day would come so soon
We had no time to say goodbye
How can the world just carry on?

Marlene non chiede. Nonostante arrotondi le sopracciglia quando Enid accenna al suo ex, rimane in silenzio senza infilare il suo delicato nasino in faccende che non la riguardano. Finisce il suo tea e fa scivolare in bocca un pezzetto di ghiaccio «Mai sentito parlare che gli opposti si attraggono?» le chiede «No, è vero, eh.» Alza un ditino: «Avere a che fare con qualcuno perfettamente uguale a te sulla carta sembra fantastico. Nessuna discussione, tutto che scorre liscio, in pratica due palle.» Si appoggia allo schienale della seggiola , le braccia lungo ai poggioli «In una coppia si cerca nell'altro le qualità che non si hanno, io sono...» agita una mano all'aria: «James ha tutte le qualità che io non ho e che mi piacerebbe avere.» Alza le spalle: «Magari lui è più spigliato, più aperto con gli altri, ma gli piacerebbe essere riflessivo come te e non buttarsi subito di testa nelle cose.» Si appoggia il viso nel palmo della mano: «Ti sarebbe piaciuto e a lui saresti piaciuta.» mormora. Sistema la gonna sul ginocchio. «Non credo che riuscirà mai ad entrare nell'ottica di rendere semplicemente grazie per averlo avuto nella mia vita. C'è una parte di me, una considerevole parte di me, che è arrabbiata per quello che è successo e, probabilmente lo sarà per tutta la vita.» Inspira profondamente: «Il primo vero desiderio della mia vita è poter stare con lui per sempre...Non si è avverato.» In fondo, per quanto Azrael sia forte in lei, rimane per sempre un essere umano. Si umetta le labbra, lasciando la punta della lingua per un momento a premere sul labbro superiore: «Non dico però di essere stata una persona sfortunata, ho perso molto nella mia vita, ma in qualche modo, questa ha girato e io mi sono ritrovata ad avere colmato il vuoto che c'era. Ho perso Mervin, è arrivato James, è stato un miracolo quotidiano. Uno di quelli che il Padre regala ai suoi figli e che , questi, difficilmente riconoscono.» Ascolta la storia di Enid in silenzio e quando questa si scusa, la bocca alzando una mano «No.» appoggia di nuovo la mano sul bracciolo della poltrona. «Il padre è il primo amore, no, non nel senso freudiano del termine.» ride: «Intento che iniziamo ad amare i nostri genitori per prima cosa, è il primo affetto, il primo legame, la prima traccia che fa di noi quello che siamo. Un silenzio può valere un insegnamento quando sei un bambino e persino un padre che non parla molto, può essere una fonte di insegnamento continua.» Cambia posizione delle gambe sotto la seggiola, spostando lievemente il peso del corpo da una chiappa all'altra: «Però, anche nel tuo caso c'è stato un rovescio della medaglia. Se da una parte non c'erano più i passi di tuo padre da seguire, c'era il braccio di Wilfred a cui aggrapparti. Un amore per un amore, sembra infantile a dirlo, ma ho imparato che, non c'è nulla di più bello che onorare l'amore che qualcuno ci ha dato, non perdendo la capacità di provare affetto, ma riversandolo su qualcuno di altrettanto degno.» L'aura si alza, un discreto benessere che dovrebbe filtrare attraverso il corpo di Enid come una quiete pace dopo la bomba di dolore che l'ha sopraffatta. «E poi...» aggiunge Azrael: «La morte non è altro che solo l'inizio di un'altra vita, una vita diversa, ma pur sempre vita. Nulla è perso, mai, finché è amato.»
Enid tiene il bicchiere sollevato di pochi centimetri. «Non siamo opposti, abbiamo molto in comune nella nostra diversità. Lui ripete di essere paziente, in qualche modo lo è: se vuole qualcosa, non importa quanto tempo impieghi, quante energia spenda ma la ottiene. Non è testardaggine, non l'ho mai visto discutere per questioni futili, in quello è accomodante. Ha questo senso della giustizia che lo porta a indignarsi, a lottare, ad arrabbiarsi. L'ho anche io, ma per lui è un fuoco che travolge. Io cerco di essere meno istintiva. Lui sarebbe rimasto con Gabriele. Lui avrebbe tolto i chiodi, fottendosi le mani... L'avrei fatto io stessa, ma non si sarebbe allontanato. Mai. A costo di tagliare gli alberi e trascinarlo in città. È fatto così e lo ammiro per questo, anche se ho paura che venga sconfitto, che venga ferito.» sospira. Fa spallucce. Lascia passare dei minuti in silenzio. «Io sono stata fortunata: ho avuto due genitori da amare. Ho avuto l'utile e il superfluo. Ho trovato degli amici. Ho trovato un modo per cavarmela. Ho sofferto. Sono stata felice. Ho amato Wilfred senza essere corrisposta, lui lo sapeva, non serviva dirlo, eppure mi ha sorretta come amico, il suo affetto era sincero, mi aiutava ad andare avanti. L'ha fatto in tante occasioni. Non mi ha mai ferita, anche se vedevo come guardava Jenny, anche se faceva male, lui non teneva il manico del coltello che avevo nel cuore. Poi, ritrovarlo e sapere di essere corrisposta, provare qualcosa che ignoravo è stato tutto... Un dono... Un miracolo... Sono fortunata. Potevo avere meno amore.» conclude. Annuisce alla frase di Azrael. «Non è perso. Non lo perderò mai.» dice convinta. Si placa, gradualmente, l'umore ritorna calmo.
I'll watch you through these nights
Rest your head and go to sleep
Because my child, this is not our farewell.
This is not our farewell.

martedì 21 luglio 2015

Silent Devotion

.sms.
Luce, Pace, Amore.
La pace guardò in basso, vide la guerra e disse:
“Là voglio andare”.
L’amore guardò in basso, vide odio e disse:
“La voglio andare”La luce guardò in basso, vide il buio e disse:
“Là voglio andare”.Così apparve la luce e risplendette.
Così apparve la pace e offrì riposo.
Così apparve l’amore e portò vita.
W.
(sms)
Segui l’Amore
L’amore non dà nulla fuorché sé stesso
e non coglie nulla se non da sé stesso
L’amore non possiede,
né vorrebbe essere posseduto
poiché l’amore basta all’amore.

Mi ha chiamata, abbiamo parlato un poco della serata trascorsa: io davanti alla TV a guardare
'I Guardiani della Galassia' mentre Wilfred aveva affrontato la Cacciatrice e le Potenziali, era molto stanco, pieno di domande e di ipotesi.
«Verresti a casa mia?» ha domandato.
«Perché non dovrei?» ho replicato.
«Temo che uscito dalla doccia, crollerò. Non ho quasi dormito in questi giorni.» ha ammesso come se fosse un ostacolo.
«Sarei sollevata di vederti uscire dal bagno, posare la testa sul cuscino e addormentarti, ti guarderei e poi, verrei a cercarti nei sogni.» ho sorriso, mentre Dottor Watson ha brontolato qualcosa sulla melassa.
«Penso che non riuscirei a riposare, lontano da te.» ha aggiunto: «Non saprei descriverti quanto mi senta in pace con te. È come se la quiete scendesse nella mia anima e so che nessuno parla in questo modo, posso sembrare strano, però è ciò che provo e non è strano. È vero. È sincero. È naturale.» ho lasciato che finisse, che sospirasse: «Passa la notte con me, ti prego.» ha concluso.
«Vorrei passare ogni notte con te, vorrei svegliarmi ogni mattina con te. Non pregarmi, perché lo desidero quanto te.» ho risposto: «Sei stressato, sei stremato, devi staccare la spina e prenderti tempo. Va bene, sono accanto a te. Non mi interessa il tuo umore, soltanto che tu sia disposto a condividere questo momento con me.» ho detto convinta.
Siamo andati a casa sua, le ragazze ci hanno accolti con affetto, ho preparato del tea e Wilfred ha preso una delle mie pillole, quando si é sdraiato aveva i capelli bagnati, avrei voluto baciarlo, però stava quasi sonnecchiando, io stessa stavo riposando.
«Sei eccezionale.» ha mormorato, prima di chiudere di gli occhi: «Ti amo.»

«Sei eccezionale.» ha mormorato, poco dopo il risveglio.: «Ti amo.»

domenica 19 luglio 2015

Gabriel

Ciao. È un po' difficile descrivere cosa sia successo ma ci proverò: ero vicino alla scuola, quando un gatto ha attirato la mia attenzione, era un Maine Coon e ha parlato, perché questo dono gli era stato dato per chiedere aiuto, ciò che lui ha fatto. Si chiama Dottor Watson, vive con me da oggi.
Mi ha portata sino all'acquedotto in costruzione, dove c'era un po' di boscaglia e fissato con centinaia di chiodi nelle sue ali, ho trovato Gabriele. L'Arcangelo. Era nudo. Era bellissimo ma martoriato da tante ferite.
Io volevo aiutarlo, estraendo i chiodi, così che fosse libero ma questi erano bollenti, Gabriel mi ha spiegato che Ashelia, Awentia e Billy attentano a quegli Angeli che non riescono a materializzarsi sul piano materiale, oltre a fare stragi e lui ha cercato di vincerli. Loro sono riusciti a bloccarlo contro due grossi alberi neri.
Ho estratto un paio di chiodi, ho parlato di te, di James, della Legione e lui è stato molto felice di sapervi in salute. Ha detto che per aiutarlo, dovevo trovare un osso appartenuto ai quei tre per far leva, altrimenti avrei fallito, sarebbe stato Dottor Watson a guidarmi.
Ero convinta che il gatto mi guidasse alle ossa di questi spiriti, ho chiesto anche qualcosa ma lui è stato molto evasivo, mi ha detto di ritornare e chiaramente, pensavo fosse questione di minuti.
Siamo arrivati all'acquedotto, Dottor Watson ha spiegato che hanno gettato i corpi degli Umani lì per fare in modo che la popolazione di macchiasse anche di cannibalismo!
Ho fotografato quello che ho visto, poi il gatto mi ha detto di scappare ma io volevo l'osso, solamente che l'osso dei tre non è lì, bisogna sconfiggerli prima e io non avevo capito, altrimenti sarei rimasti o sarei andata a fotografare l'acquedotto per tornare da Gabriele!
Ho corso come una disperata, seguendo il gatto e sono finita sul campo di football. Wilfred è venuto a prendermi.
Gabriele mi ha dato un messaggio: sente la mancanza di ognuno di voi e vi ama moltissimo.
Enid.
A Wilfred ho omesso tutte le mie osservazioni sulla bellezza di Gabriele, alla fine, amo solo lui.

venerdì 17 luglio 2015

Come To Me

Come to me
I'll take care of you
Protect you
Calm, calm down
You're exhausted
Come lie down
You don't have to explain
I understand.

Wilfred George Mott si è addormentato, ho ascoltato il suo respiro sino a quando non sono crollata in un sonno inquieto, adesso c'è un filo di luce tra le tende e ha il calore dell'alba.
Ero sola, qualche ora fa, stavo persino sognando poi il trillo del campanello, l'abbaiare ossessivo di Gitel mi hanno portata alla realtà, sono scesa sbadigliando, ho trovato Wilfred appoggiato allo stipite esterno della porta, aveva il volto sconvolto, il corpo tremante, farfugliava confuso ed era sobrio.
Avrei voluto cedere, invece, sono riuscita a farlo accomodare sul divano mentre preparavo una tazza di tea, ho ascoltato la sua tremenda visione, il messaggio di morte e mi sono domandata perché George abbia condannato il nipote a tanta pena.
Io non avevo spiegazioni. Io non avevo risposte. Io avevo il mio amore, il desiderio di condividere il peso con lui, per certi messaggi non servono parole o non ne esistono che io sappia pronunciare.
«Devi trovarti un bravo ragazzo.» ha borbottato con il suo primo sorriso, sornione come la voce bassa. Ho pensato che somigliasse a un gatto ronfante, gli ho stretto il lobo dell'orecchio fra i denti, senza mordere.
«Fatto.» ho replicato: «Mi sono assicurata non avesse vie di fuga.»
Wilfred è parso sul punto di ridere: «Non le cercherebbe.» ha detto. Ho sentito le dita scivolare sulla  pelle delle gambe, scostando il bordo della maglietta, non che avessi molto altro addosso.
«Chiamerai James, avviserai Nina. Adesso, hai una spiegazione a quelle tremende morti. Adesso, sai perché hanno sconvolto l'Equilibrio: loro non dovevano morire, perché avevano dei compiti da svolgere. È molto importante.» ho cercato di fare chiarezza per me, tutto si stava ammassando confusamente nella mia testa: «Non temere: tuo nonno e Clarice si riprenderanno. Sono sottoposti ad altre regole.» ho provato a confortarlo.
Wilfred ha fatto un cenno vago, si è scostato gentilmente da me: «Domani mattina, dovrò occuparmi delle ragazze. Credimi, non le avrei lasciate, se Clarice non avesse garantito che sono al sicuro.» ha parlato con serietà, i suoi occhi mi hanno deliberatamente ignorata: «Posso andarmene...» ha aggiunto, inclinando il capo.
«Puoi, non devi.» ho specificato, ho affondato le dita tra i riccioli umidi: «Io non voglio che tu vada. Non ho mai voluto che te ne andassi.» ho ripensato all'ultima volta che eravamo a Londra, una serata piovosa di saluti.
Wilfred non ha ribattuto, non ha mentito e ho sentito la distanza fra noi azzerarsi in un istante, non avrei saputo riconoscere il mio battito cardiaco dal suo. 
Ho provato una tale gioia da sentirmi grata per eventi che avevano portato Wilfred sino a me ed insieme, colpevole per averli sfruttati anche se involontariamente.




Tante cose sono divenute chiare, senza che io abbia pensato: il letto è terribilmente confortevole con Wilfred sotto al lenzuolo, non esiste posto più sicuro delle sue braccia o momenti più intesi di questi.
Ho sentito i suoi passi nel corridoio, quando è andato a prendere due bicchieri d'acqua, non volevo sentire altro, ho accarezzato Gitel affacciatasi nella camera.
Wilfred rientrando, ha visto che ero raggomitola sul cucino, la schiena appoggiata al muro, non so perché fossi in quella posizione, forse realizzavo i pericoli che ci stavano attorno.
Non ha detto una sillaba, non che ci fosse bisogno di un monologo, forse ha creduto fossi a disagio o avessi qualche scrupolo, perché mi ha abbracciata. 
La stanchezza è arrivata gradualmente, dolcemente mentre le parole diventavano impastate, seguite da risate poi è calato il silenzio, il buio ci ha avvolti.

You know
That I adore you
You know
That I love you.
Destroy all that is keeping you back
And then I'll nurse you
I'll nurse you
I'll touch you.

È cominciato un nuovo giorno, l'ho atteso a lungo e vorrei avere altre ore per aspettarlo, distesa con Wilfred.
È cominciato un nuovo giorno, vorrei restassimo solamente lui ed io. Vorrei che non lasciasse la casa, che non scendesse dal letto, vorrei che il mondo non esistesse più per noi.
Sono felice, fa male la felicità perché è violenta come una fitta, inaspettata quanto una stilettata nel cuore. È dalla nascita che non ne ero colpita.
Posso stare in silenzio ancora un po', lui riposa e l'aspettano doveri così pesanti da portare, adesso che il suo viso è rilassato, non deve cambiare espressione... E così i suoi occhi non dovrebbero perdere  lo sguardo che aveva mentre era con me, uno sguardo che non avevo mai veduto ed il suo sorriso era altrettanto sconosciuto, altrettanto bello.
Socchiude le palpebre, sa che sto scrivendo, non cerca mai di sbirciare né le agende, né le cartellette, né il cellulare; sorride assonato: «Buongiorno.»
«Vuoi un tea?» domando.
«Caffè.» risponde, sembra confuso, controlla l'ora. «Due caffè, forse.» scherza.
Non berrò mai del caffè a colazione, sembrerebbe una veglia di studio. Adoro le nostre differenze.
«Ti amo.» sussurra dal nulla.
Chiudo l'agenda.

You know
That I adore you
You know
That I love you.

lunedì 13 luglio 2015

Crazy for You

Enid arriccia il naso, rimane a scrutare il liquido alcolico. Resterebbe seduta sino al mattino, avesse la mano di Wilfred fra le dita. «Coraggio, follia… Il confine è labile.» fa ciondolare la testa con un sorriso sardonico. «Hai il libro ma non puoi sapere tutto: devi essere informato, non avere paura di chiedere aiuto, non sentirti a disagio nel farlo. Agisci per salvare delle vite. George Mott non ha scritto una riga per loro, ha scritto per te e hai il diritto di sapere il più possibile.» consiglia cercando di guardarlo in volto. Prende il bicchiere, aspetta a portarlo alle labbra. «C’è Jeremy e Raissa. Non sei solo, non devi sentirti tale.» manda un sorso in gola. Ha una sensazione di calore leggera. Ispira ed espira, posando il vino, sorride dolcemente. «Non faccio i bagagli, Wilfred.» quasi sussurra: «Perché sono innamorata di te. Credo di esserlo stata dalla prima volta che abbiamo parlato. Non voglio starti lontano, non voglio perderti. Desidero ascoltarti, consigliarti, baciarti, stringerti la mano e guardare il volto cambiare espressione.» fa una pausa, a prendere fiato e coraggio. «Marlene mi protegge, io sarò prudente ma qualunque cosa accada, io non me andrò. L’incontro alla piscina, il nostro primo bacio, questa sera superano la paura, anche il male, mi rendono felice, mi rendono forte. Sei tu, Wilfred, a valerne la pena e se tanti lo pensano è perché sei un uomo che è facile amare.» cerca di sorridergli, non prova imbarazzo, anzi è sincera e ciò la rende molto tranquilla.
Wilfred cerca di accostare la mano di Enid alle labbra. «Non sono solo. Non penso di esserlo.» ripete piano. «Farò tutto quanto sia necessario, non voglio soffrire, non voglio morire perché sono felice e se lo sono è perché nella mia vita ci sei tu.» gli viene spontaneo aggiungere. Le parole di Enid sono toccanti, si sente quasi colpevole per non essere stato ugualmente schietto, per aver temporeggiato con termini cauti, per una ritrosia che è svanita davanti alla limpidezza di Enid, alla sua sincerità, al suo coraggio di mettersi in gioco. Sorride come fosse stato sconfitto. «Ho sempre creduto che fossi speciale, ogni aspetto del tuo carattere mi attraeva: la creatività, la sensibilità, la mitezza, l'intelligenza e poi sei bellissima. Conosco la tua opinione, mi spiace non riesca a vederti con i miei occhi, ma sei splendida. Eri giovane, quando ci incontrammo, non volli fare pressioni. La vita agì per noi, quando ti rividi a Sunnydale... Capii che non era un'infatuazione, che non era un affetto fraterno. Capii che se avessi ripreso a frequentarti, mi sarei innamorato di te. È avvenuto e niente di così naturale, spontaneo, sereno era accaduto. Sapevo di chiederti tanto, perché non sono più un semplice professore, però non dubitavo fossi abbastanza forte da sentire la realtà, senza vacillare. È anche per questo che ti amo. È un sentimento così vivido, così intenso che credo possano vederlo, qualcosa come una scritta al neon 'Pazzo di Enid' o qualcosa di simile.» ride scrollando le spalle. «Questa è la mia esistenza, oggi: ci sei tu, la donna che amo e i miei guai, i miei dover, i miei affetti e voglio restare qui. Voglio continuare ad avere l'impressione che la scritta al neon sia sopra la mia testa.» si sporgerebbe per baciarla, poi cercherebbe degli argomenti più adatti a una serata romantica.

  

lunedì 6 luglio 2015

Please, Be Patient

Resto concentrata sui piccoli gesti premurosi che Wilfred mi riserva: darmi il buongiorno con gli sms, raccontarmi delle sue attività, dei suoi stati d'animo, assicurarsi che stia bene,non fare alcuna pressione anche se intuisco che voglia qualcosa di più, specie in un periodo strano, difficile per entrambi. Lui accetta quello che posso offrire, adesso che ho orribili pensieri, luride fantasie nella testa: ha chiesto di passare davanti alla sua casa, ci siamo salutati sventolando la mano, sorridendo come ragazzini e avrei voluto suonare il campanello, entrare e baciarlo come la sera in piscina.
«Ti amo.» non l'ho ancora detto, però non deve avere dubbi. Non potrei tollerarlo.
Ho lasciato una torta sulla soglia della sua casa.
Ci siamo mandati diverse fotografie, abbiamo scherzato, abbiamo ricordato Londra. 
La felice sarà presto completa, devo solamente pazientare.


Niente, non riuscita a contenermi, ho molte foto di Will, un giorno lo confesserò e sono seria, ma quella sera, alla galleria ne ho aggiunta una.


Vorrei sapere chi mi biasimerebbe...

sabato 4 luglio 2015

Halo

I swore I’d never fall again
But this don’t even feel like falling
Gravity can’t forget
To pull me back to the ground again.

Wilfred ha un buon rapporto con l’acqua, sebbene non possa definirsi un pesce che guizza fra le onde. Ha lasciato il braccio sinistro avvolto nella fasciatura, uno strato sottile di garza e cerotto adesivo, il morso è quasi totalmente rimarginato, una stringa di pelle deve chiudersi ma non è niente che arrechi troppo dolore, mentre l’ustione è un ricordo. Ha un fisico più atletico di quanto si possa immaginare: braccia robuste, torace asciutto e gambe dritte, ha una leggera peluria sui polpacci, sulle cosce ma non sul petto, purtroppo non è abbronzato, la carnagione è chiara ma non pallida. L’accenno di barba accarezza la mandibola, il disegno delle labbra senza celarle, gli occhi azzurri sono brillanti, intensi nello sguardo. Ha un costume consono: nero lungo sino a metà coscia, non aderente. Ha già fatto una rapida doccia, i capelli bruni sono appesantiti dall’acqua, riccioli che sfiorano il collo e la fronte. Posa l’asciugamano bianco su una panca, inizia a levarsi le ciabatte, non propriamente sexy, recupera gli occhialini per immergersi. Sospira. Gli pare vi sia soltanto una coppia chiusa nel proprio mondo di amore.
Enid detesta le piscine pubbliche, non per una questione di igiene, ma per la cicatrice sulla schiena, impossibile da nascondere. Si trova in quel luogo perché ha seguito Wilfred e se ne vergogna, ma ormai ha varcato la soglia e non indietreggia, avanza. Raccolti i capelli alla nuca, infilato il copricostume bianco senza maniche, si accosta alle panche. È una bella ragazza: ha un volto ovale dai lineamenti delicati illuminato dagli occhi verdi e profondi quanto il mare, talvolta malinconici; il corpo ha curve morbide, adatte al suo fisico minuto. Potrebbe apparire più sensuale, potrebbe azzardare molto di più, perché il materiale per attirare l'attenzione c'è però Enid non osa, in questo la cicatrice non c'entra, si tratta di carattere. Vedere Wilfred in costume da bagno non è un'autentica novità, ad onor di cronaca, ma dopo il loro bacio, dopo l'essere stata fra le braccia, ogni sensazione è amplificata dal desiderio. Fatica a distogliere lo sguardo, allo stesso tempo, non osa fissarlo. Continua a provare imbarazzo, disagio, la prospettiva di spogliarsi la terrorizza. Ci sono Romeo e Giulietta a mollo, lei ha l'istinto di affogarli, si trattiene per serrare le labbra tra loro. Deglutisce aria, scruta le onde artificiali, lui può averla notata. «Ciao.» saluto neutrale come la Svizzera, asciutto come il bucato pronto da stirare. La testa da chinata, si alza, non incrocia affatto Wilfred, la situazione è già spinosa.
Wilfred raggiunto dalla voce di Enid, si gira per sorriderle: non l’aveva vista, non si sarebbe mai aspettato di trovarla in piscina, come non si attende una trota in cima a una montagna, non nasconde la sorpresa che è vivace, divertita al punto che sorride ignorando qualsiasi altro pensiero consapevole, le va incontro a piedi scalzi; riesce a scorgere i lividi pallidi sul collo di lei. Nulla gli importa: non della Veggente, del suo incanto o di chi può circondarli, quella visita somiglia a una piccola vittoria, a un passo avanti per accettare il passato e avere fiducia in se stessa. È felice di sentire la sua voce, di percepire la sua presenza. È un puro benessere a cui sa dare mille significati.
«Enid.» pronuncia il suo nome, quasi volesse trattenerlo sulle labbra: «Sono contento di vederti qui.» ammette con sincerità, gli occhi si posano sulla sua figura. «Possiamo sederci sul bordo. Ti va?» propone con premura. Conosce Enid, rispetta i suoi limiti. «Vorrei parlarti.» soggiunge, non va oltre, il tono si abbassa e cerca di inquadrarla, almeno per comprendere di che umore è la ragazza, se il dialogo pacifico è possibile o deve sperare non abbia armi nel costume da bagno.
Enid non batte in ritirata: una parte sussurra di svuotare il sacco, chiedere scusa e un'altra vede l'inganno, sa che le favole non si avverano, che l'amore non si trasmette per osmosi, che il lieto fine è sempre amaro. È turbata, si massaggia il collo, finalmente si decide ad alzare il volto, senza timore di reazioni scomposte. Sorride involontariamente, la gentilezza di Wilfred suona reale, osserva o per meglio dire, ammira il suo corpo e capisce al volo che deve rinfrescarsi. «Non è stato facile.» non ha paura do confessare, con un pizzico di rammarico: «Ho letto il tuo messaggio, la veggente che ci ha ipnotizzati per oscuri motivi e francamente è una storia assurda.» prosegue con voce calma, si è promessa di non comportarsi come Glen Close, di essere elegante, dignitosa, coraggiosa. Lascia gli infradito con il telo di spugna sulla panchina di legno, si accomoda con quanta fluidità riesca, immerge gli arti inferiori sino al ginocchio. «Parliamo, Wilfred.» acconsente, sostiene lo sguardo, seria e non severa: «Perché mi hai baciata?» chiede. Poteva intuirlo, adesso, ha bisogno di sentirselo dire e ribadire eventualmente.
Wilfred annuisce, non fa osservazioni inutili, conosce la natura del problema, frena la lingua tra i denti e senza occhiali vede meno nitidamente del solito. Lancia uno sguardo alla coppia, meno appassionata del previsto, comunque non sono affari suoi e ritorna sulla ragazza. «Parliamo.» ripete. Fa un respiro profondo, cerca di liberare la fronte dai capelli, sorride di nuovo in imbarazzo per solidarietà. Infila i piedi in acqua, si schiarisce la gola. «La storia è reale, non è certo la più assurda che tu abbia sentito.» obietta con motivazioni logiche, accampate sul momento. «Le anime corrotte devo farsi spazio, devono poter avere anche dei corpi resi impuri dai loro sussurri, dai loro pensieri. L’ostacolo principale è l’amore. Una persona innamorata non cederà mai se stessa, perché farebbe del male a chi ama.» cerca di aggiungere, guarda l’acqua di un azzurro limpidissimo. Il resto è difficile per lui. L’ha baciata, ha voluto baciarla altre volte, da quella sera. Sospira. «Desideravo farlo.» risposta sincera, schietta: «Non l’avrei fatto, un anno fa. Ti avrei abbracciata, non ti avrei baciata. Mi sono accorto di quanto lo volevo, nel momento in cui mi hai stretto. Avrei dovuto aspettare, non volevo mancarti di rispetto ma dovevo baciarti o sarei impazzito.» è una confessione che si lascia sfuggire, rotea gli occhi verso il soffitto. «Ti ho baciata perché mi sono accorto di essere attratto da te. Non sono sicuro che sia il momento giusto per dirlo, ma Dio mi è testimone: è la verità!» esclama, si massaggia il volto con vigore. «Mi piacevi, a Londra. Ho iniziato a giocare per questa ragione… Poi, sono successe altre cose. È arrivata Jenny. Adesso, ho capito che la strada porta comunque a te.» resta a labbra socchiuse, infine sorride all’aria. «Ciò mi rende assurdamente felice, Enid.» cerca il suo viso per farle capire quanto sia sincero.
Enid sgambetta, muove piccole onde spumeggianti che solleticano la pelle. «Sarei vittima di un incantesimo.» ripete in una mezza risata. «Io ti conosco, Wilfred, non potrei mai calunniarti, non potrei mai mettere in dubbio la tua correttezza, la tua sincerità.» deglutisce, argomento scottante, ha riflettuto su Clarice. Wilfred sa essere un amico leale, sicuramente aveva visto nella studentessa, una ragazzina innocente eppure, c'era una riprovevole insinuazione, l'ombra che i due avessero intrecciato una relazione, seppure platonica, le era venuta ed era rimasta. «Non mi hai mancato di rispetto, so che non... Potresti farlo a nessuna donna.» conclude. Ascolta il resto, senza fiato, senza parole, Marlene avvertirà lo sbalzo dall'euforia al sospetto. Iniziano i fuochi d'artificio, subito si smorzano sotto la tetra nube dell'inganno. Si sta sporgendo ed è già irrigidita. Non arriva a vederlo a letto con una sedicenne, immagina abbia nostalgia di casa, di Jenny, di una persona al proprio fianco. «Non parlare così, Wilfred.» è un mormorio nasale. «Se immagini cosa si possa provare a essere illusi, poi abbandonati, non parlare così. Se hai un minimo di riguardo per me, non parlare così. Hai percorso la tua strada, mi hai baciata perché avevi bisogno di un contatto fisico, però non essere crudele. La sincerità potrò sopportarla, la menzogna mi spezzerà.» eppure ha allungato la mano sinistra, sino a provare a sfiorargli la fronte, tentando di scostargli i riccioli, un gesto affettuoso che niente riesce a dominare. «Tu sei libero, hai detto. Come posso essere sicura?» richiesta accorata.

Feels like I’ve been awakened
Every rule I had you breakin’
The risk that I’m takin’
I’m never gonna shut you out.

Wilfred non si aspetta di meglio, non con le premesse avute. Scorge la ragazza uscire dall’acqua con un gesto di impazienza, loro stanno parlando educatamente. Per ora. Sa cogliere l’allusione, le mezze frasi di Enid suonano chiare alle sue orecchie, indurisce l’espressione del volto. Non trascende, puntualizza e non è la prima volta. «Ti sei chiesta perché Clarice Cooper stesse proteggendo me e non suo fratello, suo padre o sua madre.» non mette in dubbio che l’abbia pensato, la voce è decisa: «Clarice Cooper non aveva un fratello, i suoi genitori erano firme sulle pagelle. Ho visto la sua borsa, ho sorriso. ‘Allons y’ ho detto, quando è suonata la campanella. Il giorno successivo, ha messo sulla cattedra la pin e io le ho parlato della serie classica, iniziata con un Dottore che aveva una nipote e viaggiava con lei.» si ferma, sommerso dai ricordi: «Clarice ha detto che avrebbe voluto viaggiare con suo nonno o con suo zio. Era una ragazza brillante, creativa, aveva un altruismo spontaneo. Lei sapeva che ero solo: Sunnydale era più deserta di oggi, io ero uno straniero. Capiva la solitudine, perché la provava ad un livello differente. Tutto questo non mi ha mai portato a concepire dei sentimenti ambigui, romantici per Clarice Cooper.» sentenzia con gli occhi che mirano all’ acqua. «Lo dirò sino alla morte. È la verità. Provavo, provo affetto per lei. È come se fosse mia sorella, mia nipote anche se non lo è. Le voglio bene perché era una persona che sapeva farsi amare, perché aveva bisogno di essere amata e perché si è guadagnata il mio attaccamento. Credi che si possa nutrire un simile trasporto o deve essere tutto legato alla sfera sessuale?» domanda pleonastica, non si sposta, il gesto significa tanto e più delle paure di Enid. «Guardami. Ascoltami.» stavolta, la voce è bassa, soffusa: «Non potrei mentirti. Non potrei ingannarti. Sarebbe come circuire me stesso. Sai chi sono, quanto lo so io.» distende le labbra in un sorriso: «Guardami, ascoltami mentre ti dico: ti ho baciata perché ti volevo. Ti ho baciata e ogni mattina desidero baciarti, ogni sera desidero baciarti, tenerti fra le mie braccia e sentire il tuo respiro contro la pelle del collo, voglio ascoltarti, guardarti, starti vicino…» fa una pausa. «Luce, tu sei per il mio mondo.» allunga il braccio destro per cercare di attirarla a sé non rudemente, attraverso un abbraccio delicato.
Enid comincia a sentirsi una depravata per aver pensato a un'affinità elettiva fra i due, la vergogna riuscirebbe a farla arrossire, non fosse così pallida. «Perdonami.» sembra un incrocio di tre differenti parole, non si è mai sentita così sciocca e sporca al tempo stesso. Abbassa gli occhi, colpevole. Scivola sul bordo della piscina, non si accorge della coppia, non si renderebbe conto di avere davanti Michele torturato dal Primo, in questo frangente. Farfalle nelle stomaco, campanelli d'argento nelle orecchie, desiderio insensato di sorride, battito cardiaco accelerato, visione sfocata del soggetto: non sta avendo un collasso cardio-vascolare, sta cercando di ricambiare l'abbraccio, facendo scendere la mano sulla pelle nuda di Wilfred, i polpastrelli scivolerebbero dalla fronte al naso, facendola ridere e quindi dalla mascella al collo. Deve aggiungere qualcosa, ha una frase importante da pronunciare, l'ha chiara in testa e rimane silenziosa. «Ehum...» constatazione di grande impatto. Alza l'altro braccio. La frase può anche aspettare. Socchiude gli occhi, non l'ha mai visto e sentito più chiaramente, le sembra di fluttuare tra le menti entrambi, dimentica, consapevole. Accosta il viso per baciarlo. Non desidera altro neanche lei, da tempo immemore. L'esigenza finisce per renderla più appassionata, prolungando il bacio, sino a quando non sente le labbra sollevarsi, unicamente per tentare di posarsi sul collo di Wilfred, solleticata dalla barba incolta, avvolta dal calore del suo corpo, rassicurante e accogliente, riempie i polmoni del suo profumo, le labbra del suo sapore. Per un attimo, la verità è nitida, può toccarla, può sentirla attraverso di loro. «Lo so.» bisbiglia: «Ti credo.» solleva appena gli occhi su Wilfred con un lievissimo sospiro.

Everywhere I’m looking now
I’m surrounded by your embrace
Baby I can see your halo
You know you’re my saving grace
You’re everything I need and more
It’s written all over your face
Baby I can feel your halo
Pray it won’t fade away.

Wilfred si accorge che Enid è vicina, allunga il braccio e stavolta c’è molto più trasporto in quella stretta, può sentire la stoffa del copricostume sula pelle umida e i suoi seni contro il torace, sorride alla ragazza. «Non importa.» ribatte in un sussurro. Non c’è rabbia, qualsiasi sensazione sgradevole è sommersa dalle emozione, vorrebbe fosse una piscina privata per poterla ricambiare con la passione che prova, che vuole sappia sta provando, cerca di percorrere a schiena in una carezza sino alla nuca. Ricambia, cerca di sfiorarle le cicche che circondano il suo delizioso visetto ovale, una scossa elettrica parte dalla testa per diramarsi in ogni cellula del suo corpo: desiderio, non un bisogno animale, non una mera esigenza fisica, si tratta di ben altro, più profondo, più viscerale ed emotivo. È già stato innamorato, ma non si possono paragonare le relazioni, quando sente che Enid sfiora il collo è lui a sospirare. Mantiene un certo controllo, non vuole arrivi Jack a biasimarlo e per certi reati, gli USA sono più moralisti di un branco di vescovi. Non ha dubbi, non su di sé e l’umore è euforico. Lascia che si scosti, si avvicina per un lieve bacio. «Enid.» mormora. «Vuoi stare con me?» chiede. Data la situazione, che sta surriscaldando l’atmosfera, specifica. «Uscire con me, mano nella mano, andare al cinema e baciarci di tanto in tanto, telefonarci, andarci a prendere fuori dal lavoro per sapere come è andata, portare i cani a spasso. Essere una coppia.» deglutisce, ha l’impressione che il cuore sia sotto le tonsille. «Una coppia che inizia a essere tale, pian piano. Si conosce, si adatta, si ama.» l’ha detto, si sente leggero come un palloncino slegato che punta verso il cielo. «Una vasca?» seconda proposta, ora che l’ultimo cliente è uscito a seguito della ragazza. Li sente urlare, non se ne cura troppo. Sorride, vuole tenerla abbracciata, vuole baciarla, vuole levi il copricostume per rendersi conto di quanto sia bella, di quanto sia sexy, capace di far girare molti uomini per strada benché sia timida e non se ne renda conto. È questa parte ad essere paradossalmente ostica.

I can feel your halo
I can see your halo.

Enid non si discosta, deve solo guardarlo, ammirarlo e gli pare sincero, bellissimo, amorevole, la risposta ad ogni domanda, non può che credere alle braccia che la cingono, al suo cuore che batte contro il proprio, ai suoi baci, ai suoi sussurri, l'amore è un'energia dirompente, annienta l'incanto per un frammento di vita, Enid si sente libera, si sente al sicura, niente le fa paura, nulla può farla allontanare. Una goccia scivola dai capelli alla spalla, prova a raccoglierla con le labbra. Ride, un risata che arriva dall'anima. Wilfred è lieve e non indugia, lo fissa sognante. Appoggia la fronte al suo petto, cerca di sfiorarne il profilo. «Mi va. Verrai a casa mia, quando i bambini escono, andremo a spasso senza farci tirare a terra dai nostri cani, ceneremo insieme, ci diremo cose buffe, cose serie, faremo quest a Boston, prenderò un sacco di libri alla Biblioteca. Impareremo a stare l'uno con l'altra. Impareremo che abbiamo spigoli, difetti e ameremo anche quelli, oppure no ma non conta, non oggi.» termina in una sorta di cantilena dolce: «Oggi, iniziamo a stare insieme. Oggi, siamo una coppia. È un germoglio, vedremo cosa diverrà.» sorride beata, poi collega l'ultima proposta e scrolla il capo. I movimenti restano fluidi: «Ti aspetto qui, è molto tranquillo, sto bene ma non mi sento pronta. Saranno state le troppe emozioni.» è una sentenza. Lascerà che Wilfred sguazzi quanto desidera con le gambe a mollo e la cicatrice coperta. È troppo presto per mostrare quello sfregio, non vuole che quel ricordo adombri la serata, cerca di posare le dita all'altezza del cuore a indicare quanto sia decisa. Questa non è la serata dei bagni. Appoggia le mani sul bordo, in attesa che Wilfred torni da lei.




Hit me like a ray of sun
Burning through my darkest night
You’re the only one that I want
Think I’m addicted to your light.