I swore I’d never fall again
But this don’t even feel like falling
Gravity can’t forget
To pull me back to the ground again.
But this don’t even feel like falling
Gravity can’t forget
To pull me back to the ground again.
Wilfred ha un buon
rapporto con l’acqua, sebbene non possa definirsi un pesce che
guizza fra le onde. Ha lasciato il braccio sinistro avvolto nella
fasciatura, uno strato sottile di garza e cerotto adesivo, il morso è
quasi totalmente rimarginato, una stringa di pelle deve chiudersi ma
non è niente che arrechi troppo dolore, mentre l’ustione è un
ricordo. Ha un fisico più atletico di quanto si possa immaginare:
braccia robuste, torace asciutto e gambe dritte, ha una leggera
peluria sui polpacci, sulle cosce ma non sul petto, purtroppo non è
abbronzato, la carnagione è chiara ma non pallida. L’accenno di
barba accarezza la mandibola, il disegno delle labbra senza celarle,
gli occhi azzurri sono brillanti, intensi nello sguardo. Ha un
costume consono: nero lungo sino a metà coscia, non aderente. Ha già
fatto una rapida doccia, i capelli bruni sono appesantiti dall’acqua,
riccioli che sfiorano il collo e la fronte. Posa l’asciugamano
bianco su una panca, inizia a levarsi le ciabatte, non propriamente
sexy, recupera gli occhialini per immergersi. Sospira. Gli pare vi
sia soltanto una coppia chiusa nel proprio mondo di amore.
Enid detesta le piscine
pubbliche, non per una questione di igiene, ma per la cicatrice sulla
schiena, impossibile da nascondere. Si trova in quel luogo perché ha
seguito Wilfred e se ne vergogna, ma ormai ha varcato la soglia e non
indietreggia, avanza. Raccolti i capelli alla nuca, infilato il
copricostume bianco senza maniche, si accosta alle panche. È una
bella ragazza: ha un volto ovale dai lineamenti delicati illuminato
dagli occhi verdi e profondi quanto il mare, talvolta malinconici; il
corpo ha curve morbide, adatte al suo fisico minuto. Potrebbe
apparire più sensuale, potrebbe azzardare molto di più, perché il
materiale per attirare l'attenzione c'è però Enid non osa, in
questo la cicatrice non c'entra, si tratta di carattere. Vedere
Wilfred in costume da bagno non è un'autentica novità, ad onor di
cronaca, ma dopo il loro bacio, dopo l'essere stata fra le braccia,
ogni sensazione è amplificata dal desiderio. Fatica a distogliere lo
sguardo, allo stesso tempo, non osa fissarlo. Continua a provare
imbarazzo, disagio, la prospettiva di spogliarsi la terrorizza. Ci
sono Romeo e Giulietta a mollo, lei ha l'istinto di affogarli, si
trattiene per serrare le labbra tra loro. Deglutisce aria, scruta le
onde artificiali, lui può averla notata. «Ciao.» saluto neutrale
come la Svizzera, asciutto come il bucato pronto da stirare. La testa
da chinata, si alza, non incrocia affatto Wilfred, la situazione è
già spinosa.
Wilfred raggiunto dalla
voce di Enid, si gira per sorriderle: non l’aveva vista, non si
sarebbe mai aspettato di trovarla in piscina, come non si attende una
trota in cima a una montagna, non nasconde la sorpresa che è vivace,
divertita al punto che sorride ignorando qualsiasi altro pensiero
consapevole, le va incontro a piedi scalzi; riesce a scorgere i
lividi pallidi sul collo di lei. Nulla gli importa: non della
Veggente, del suo incanto o di chi può circondarli, quella visita
somiglia a una piccola vittoria, a un passo avanti per accettare il
passato e avere fiducia in se stessa. È felice di sentire la sua
voce, di percepire la sua presenza. È un puro benessere a cui sa
dare mille significati.
«Enid.» pronuncia il
suo nome, quasi volesse trattenerlo sulle labbra: «Sono contento di
vederti qui.» ammette con sincerità, gli occhi si posano sulla sua
figura. «Possiamo sederci sul bordo. Ti va?» propone con premura.
Conosce Enid, rispetta i suoi limiti. «Vorrei parlarti.» soggiunge,
non va oltre, il tono si abbassa e cerca di inquadrarla, almeno per
comprendere di che umore è la ragazza, se il dialogo pacifico è
possibile o deve sperare non abbia armi nel costume da bagno.
Enid non batte in
ritirata: una parte sussurra di svuotare il sacco, chiedere scusa e
un'altra vede l'inganno, sa che le favole non si avverano, che
l'amore non si trasmette per osmosi, che il lieto fine è sempre
amaro. È turbata, si massaggia il collo, finalmente si decide ad
alzare il volto, senza timore di reazioni scomposte. Sorride
involontariamente, la gentilezza di Wilfred suona reale, osserva o
per meglio dire, ammira il suo corpo e capisce al volo che deve
rinfrescarsi. «Non è stato facile.» non ha paura do confessare,
con un pizzico di rammarico: «Ho letto il tuo messaggio, la veggente
che ci ha ipnotizzati per oscuri motivi e francamente è una storia
assurda.» prosegue con voce calma, si è promessa di non comportarsi
come Glen Close, di essere elegante, dignitosa, coraggiosa. Lascia
gli infradito con il telo di spugna sulla panchina di legno, si
accomoda con quanta fluidità riesca, immerge gli arti inferiori sino
al ginocchio. «Parliamo, Wilfred.» acconsente, sostiene lo sguardo,
seria e non severa: «Perché mi hai baciata?» chiede. Poteva
intuirlo, adesso, ha bisogno di sentirselo dire e ribadire
eventualmente.
Wilfred annuisce, non fa
osservazioni inutili, conosce la natura del problema, frena la lingua
tra i denti e senza occhiali vede meno nitidamente del solito. Lancia
uno sguardo alla coppia, meno appassionata del previsto, comunque non
sono affari suoi e ritorna sulla ragazza. «Parliamo.» ripete. Fa un
respiro profondo, cerca di liberare la fronte dai capelli, sorride di
nuovo in imbarazzo per solidarietà. Infila i piedi in acqua, si
schiarisce la gola. «La storia è reale, non è certo la più
assurda che tu abbia sentito.» obietta con motivazioni logiche,
accampate sul momento. «Le anime corrotte devo farsi spazio, devono
poter avere anche dei corpi resi impuri dai loro sussurri, dai loro
pensieri. L’ostacolo principale è l’amore. Una persona
innamorata non cederà mai se stessa, perché farebbe del male a chi
ama.» cerca di aggiungere, guarda l’acqua di un azzurro
limpidissimo. Il resto è difficile per lui. L’ha baciata, ha
voluto baciarla altre volte, da quella sera. Sospira. «Desideravo
farlo.» risposta sincera, schietta: «Non l’avrei fatto, un anno
fa. Ti avrei abbracciata, non ti avrei baciata. Mi sono accorto di
quanto lo volevo, nel momento in cui mi hai stretto. Avrei dovuto
aspettare, non volevo mancarti di rispetto ma dovevo baciarti o sarei
impazzito.» è una confessione che si lascia sfuggire, rotea gli
occhi verso il soffitto. «Ti ho baciata perché mi sono accorto di
essere attratto da te. Non sono sicuro che sia il momento giusto per
dirlo, ma Dio mi è testimone: è la verità!» esclama, si massaggia
il volto con vigore. «Mi piacevi, a Londra. Ho iniziato a giocare
per questa ragione… Poi, sono successe altre cose. È arrivata
Jenny. Adesso, ho capito che la strada porta comunque a te.» resta a
labbra socchiuse, infine sorride all’aria. «Ciò mi rende
assurdamente felice, Enid.» cerca il suo viso per farle capire
quanto sia sincero.
Enid sgambetta, muove
piccole onde spumeggianti che solleticano la pelle. «Sarei vittima
di un incantesimo.» ripete in una mezza risata. «Io ti conosco,
Wilfred, non potrei mai calunniarti, non potrei mai mettere in dubbio
la tua correttezza, la tua sincerità.» deglutisce, argomento
scottante, ha riflettuto su Clarice. Wilfred sa essere un amico
leale, sicuramente aveva visto nella studentessa, una ragazzina
innocente eppure, c'era una riprovevole insinuazione, l'ombra che i
due avessero intrecciato una relazione, seppure platonica, le era
venuta ed era rimasta. «Non mi hai mancato di rispetto, so che
non... Potresti farlo a nessuna donna.» conclude. Ascolta il resto,
senza fiato, senza parole, Marlene avvertirà lo sbalzo dall'euforia
al sospetto. Iniziano i fuochi d'artificio, subito si smorzano sotto
la tetra nube dell'inganno. Si sta sporgendo ed è già irrigidita.
Non arriva a vederlo a letto con una sedicenne, immagina abbia
nostalgia di casa, di Jenny, di una persona al proprio fianco. «Non
parlare così, Wilfred.» è un mormorio nasale. «Se immagini cosa
si possa provare a essere illusi, poi abbandonati, non parlare così.
Se hai un minimo di riguardo per me, non parlare così. Hai percorso
la tua strada, mi hai baciata perché avevi bisogno di un contatto
fisico, però non essere crudele. La sincerità potrò sopportarla,
la menzogna mi spezzerà.» eppure ha allungato la mano sinistra,
sino a provare a sfiorargli la fronte, tentando di scostargli i
riccioli, un gesto affettuoso che niente riesce a dominare. «Tu sei
libero, hai detto. Come posso essere sicura?» richiesta accorata.
Feels like I’ve been awakened
Every rule I had you breakin’
The risk that I’m takin’
I’m never gonna shut you out.
Wilfred non si aspetta di
meglio, non con le premesse avute. Scorge la ragazza uscire
dall’acqua con un gesto di impazienza, loro stanno parlando
educatamente. Per ora. Sa cogliere l’allusione, le mezze frasi di
Enid suonano chiare alle sue orecchie, indurisce l’espressione del
volto. Non trascende, puntualizza e non è la prima volta. «Ti sei
chiesta perché Clarice Cooper stesse proteggendo me e non suo
fratello, suo padre o sua madre.» non mette in dubbio che l’abbia
pensato, la voce è decisa: «Clarice Cooper non aveva un fratello, i
suoi genitori erano firme sulle pagelle. Ho visto la sua borsa, ho
sorriso. ‘Allons y’ ho detto, quando è suonata la campanella. Il
giorno successivo, ha messo sulla cattedra la pin e io le ho parlato
della serie classica, iniziata con un Dottore che aveva una nipote e
viaggiava con lei.» si ferma, sommerso dai ricordi: «Clarice ha
detto che avrebbe voluto viaggiare con suo nonno o con suo zio. Era
una ragazza brillante, creativa, aveva un altruismo spontaneo. Lei
sapeva che ero solo: Sunnydale era più deserta di oggi, io ero uno
straniero. Capiva la solitudine, perché la provava ad un livello
differente. Tutto questo non mi ha mai portato a concepire dei
sentimenti ambigui, romantici per Clarice Cooper.» sentenzia con gli
occhi che mirano all’ acqua. «Lo dirò sino alla morte. È la
verità. Provavo, provo affetto per lei. È come se fosse mia
sorella, mia nipote anche se non lo è. Le voglio bene perché era
una persona che sapeva farsi amare, perché aveva bisogno di essere
amata e perché si è guadagnata il mio attaccamento. Credi che si
possa nutrire un simile trasporto o deve essere tutto legato alla
sfera sessuale?» domanda pleonastica, non si sposta, il gesto
significa tanto e più delle paure di Enid. «Guardami. Ascoltami.»
stavolta, la voce è bassa, soffusa: «Non potrei mentirti. Non
potrei ingannarti. Sarebbe come circuire me stesso. Sai chi sono,
quanto lo so io.» distende le labbra in un sorriso: «Guardami,
ascoltami mentre ti dico: ti ho baciata perché ti volevo. Ti ho
baciata e ogni mattina desidero baciarti, ogni sera desidero
baciarti, tenerti fra le mie braccia e sentire il tuo respiro contro
la pelle del collo, voglio ascoltarti, guardarti, starti vicino…»
fa una pausa. «Luce, tu sei per il mio mondo.» allunga il braccio
destro per cercare di attirarla a sé non rudemente, attraverso un
abbraccio delicato.
Enid comincia a sentirsi
una depravata per aver pensato a un'affinità elettiva fra i due, la
vergogna riuscirebbe a farla arrossire, non fosse così pallida.
«Perdonami.» sembra un incrocio di tre differenti parole, non si è
mai sentita così sciocca e sporca al tempo stesso. Abbassa gli
occhi, colpevole. Scivola sul bordo della piscina, non si accorge
della coppia, non si renderebbe conto di avere davanti Michele
torturato dal Primo, in questo frangente. Farfalle nelle stomaco,
campanelli d'argento nelle orecchie, desiderio insensato di sorride,
battito cardiaco accelerato, visione sfocata del soggetto: non sta
avendo un collasso cardio-vascolare, sta cercando di ricambiare
l'abbraccio, facendo scendere la mano sulla pelle nuda di Wilfred, i
polpastrelli scivolerebbero dalla fronte al naso, facendola ridere e
quindi dalla mascella al collo. Deve aggiungere qualcosa, ha una
frase importante da pronunciare, l'ha chiara in testa e rimane
silenziosa. «Ehum...» constatazione di grande impatto. Alza l'altro
braccio. La frase può anche aspettare. Socchiude gli occhi, non l'ha
mai visto e sentito più chiaramente, le sembra di fluttuare tra le
menti entrambi, dimentica, consapevole. Accosta il viso per baciarlo.
Non desidera altro neanche lei, da tempo immemore. L'esigenza finisce
per renderla più appassionata, prolungando il bacio, sino a quando
non sente le labbra sollevarsi, unicamente per tentare di posarsi sul
collo di Wilfred, solleticata dalla barba incolta, avvolta dal calore
del suo corpo, rassicurante e accogliente, riempie i polmoni del suo
profumo, le labbra del suo sapore. Per un attimo, la verità è
nitida, può toccarla, può sentirla attraverso di loro. «Lo so.»
bisbiglia: «Ti credo.» solleva appena gli occhi su Wilfred con un
lievissimo sospiro.
Everywhere I’m looking now
I’m surrounded by your embrace
Baby I can see your halo
You know you’re my saving grace
You’re everything I need and more
It’s written all over your face
Baby I can feel your halo
Pray it won’t fade away.
Wilfred si accorge che
Enid è vicina, allunga il braccio e stavolta c’è molto più
trasporto in quella stretta, può sentire la stoffa del copricostume
sula pelle umida e i suoi seni contro il torace, sorride alla
ragazza. «Non importa.» ribatte in un sussurro. Non c’è rabbia,
qualsiasi sensazione sgradevole è sommersa dalle emozione, vorrebbe
fosse una piscina privata per poterla ricambiare con la passione che
prova, che vuole sappia sta provando, cerca di percorrere a schiena
in una carezza sino alla nuca. Ricambia, cerca di sfiorarle le cicche
che circondano il suo delizioso visetto ovale, una scossa elettrica
parte dalla testa per diramarsi in ogni cellula del suo corpo:
desiderio, non un bisogno animale, non una mera esigenza fisica, si
tratta di ben altro, più profondo, più viscerale ed emotivo. È già
stato innamorato, ma non si possono paragonare le relazioni, quando
sente che Enid sfiora il collo è lui a sospirare. Mantiene un certo
controllo, non vuole arrivi Jack a biasimarlo e per certi reati, gli
USA sono più moralisti di un branco di vescovi. Non ha dubbi, non su
di sé e l’umore è euforico. Lascia che si scosti, si avvicina per
un lieve bacio. «Enid.» mormora. «Vuoi stare con me?» chiede.
Data la situazione, che sta surriscaldando l’atmosfera, specifica.
«Uscire con me, mano nella mano, andare al cinema e baciarci di
tanto in tanto, telefonarci, andarci a prendere fuori dal lavoro per
sapere come è andata, portare i cani a spasso. Essere una coppia.»
deglutisce, ha l’impressione che il cuore sia sotto le tonsille.
«Una coppia che inizia a essere tale, pian piano. Si conosce, si
adatta, si ama.» l’ha detto, si sente leggero come un palloncino
slegato che punta verso il cielo. «Una vasca?» seconda proposta,
ora che l’ultimo cliente è uscito a seguito della ragazza. Li
sente urlare, non se ne cura troppo. Sorride, vuole tenerla
abbracciata, vuole baciarla, vuole levi il copricostume per rendersi
conto di quanto sia bella, di quanto sia sexy, capace di far girare
molti uomini per strada benché sia timida e non se ne renda conto. È
questa parte ad essere paradossalmente ostica.
I can feel your halo
I can see your halo.

Hit me like a ray of sun
Burning through my darkest night
You’re the only one that I want
Think I’m addicted to your light.
Burning through my darkest night
You’re the only one that I want
Think I’m addicted to your light.
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