Enid Grace Kingstone non esiste e così la sua famiglia.
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.
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sabato 4 luglio 2015

Halo

I swore I’d never fall again
But this don’t even feel like falling
Gravity can’t forget
To pull me back to the ground again.

Wilfred ha un buon rapporto con l’acqua, sebbene non possa definirsi un pesce che guizza fra le onde. Ha lasciato il braccio sinistro avvolto nella fasciatura, uno strato sottile di garza e cerotto adesivo, il morso è quasi totalmente rimarginato, una stringa di pelle deve chiudersi ma non è niente che arrechi troppo dolore, mentre l’ustione è un ricordo. Ha un fisico più atletico di quanto si possa immaginare: braccia robuste, torace asciutto e gambe dritte, ha una leggera peluria sui polpacci, sulle cosce ma non sul petto, purtroppo non è abbronzato, la carnagione è chiara ma non pallida. L’accenno di barba accarezza la mandibola, il disegno delle labbra senza celarle, gli occhi azzurri sono brillanti, intensi nello sguardo. Ha un costume consono: nero lungo sino a metà coscia, non aderente. Ha già fatto una rapida doccia, i capelli bruni sono appesantiti dall’acqua, riccioli che sfiorano il collo e la fronte. Posa l’asciugamano bianco su una panca, inizia a levarsi le ciabatte, non propriamente sexy, recupera gli occhialini per immergersi. Sospira. Gli pare vi sia soltanto una coppia chiusa nel proprio mondo di amore.
Enid detesta le piscine pubbliche, non per una questione di igiene, ma per la cicatrice sulla schiena, impossibile da nascondere. Si trova in quel luogo perché ha seguito Wilfred e se ne vergogna, ma ormai ha varcato la soglia e non indietreggia, avanza. Raccolti i capelli alla nuca, infilato il copricostume bianco senza maniche, si accosta alle panche. È una bella ragazza: ha un volto ovale dai lineamenti delicati illuminato dagli occhi verdi e profondi quanto il mare, talvolta malinconici; il corpo ha curve morbide, adatte al suo fisico minuto. Potrebbe apparire più sensuale, potrebbe azzardare molto di più, perché il materiale per attirare l'attenzione c'è però Enid non osa, in questo la cicatrice non c'entra, si tratta di carattere. Vedere Wilfred in costume da bagno non è un'autentica novità, ad onor di cronaca, ma dopo il loro bacio, dopo l'essere stata fra le braccia, ogni sensazione è amplificata dal desiderio. Fatica a distogliere lo sguardo, allo stesso tempo, non osa fissarlo. Continua a provare imbarazzo, disagio, la prospettiva di spogliarsi la terrorizza. Ci sono Romeo e Giulietta a mollo, lei ha l'istinto di affogarli, si trattiene per serrare le labbra tra loro. Deglutisce aria, scruta le onde artificiali, lui può averla notata. «Ciao.» saluto neutrale come la Svizzera, asciutto come il bucato pronto da stirare. La testa da chinata, si alza, non incrocia affatto Wilfred, la situazione è già spinosa.
Wilfred raggiunto dalla voce di Enid, si gira per sorriderle: non l’aveva vista, non si sarebbe mai aspettato di trovarla in piscina, come non si attende una trota in cima a una montagna, non nasconde la sorpresa che è vivace, divertita al punto che sorride ignorando qualsiasi altro pensiero consapevole, le va incontro a piedi scalzi; riesce a scorgere i lividi pallidi sul collo di lei. Nulla gli importa: non della Veggente, del suo incanto o di chi può circondarli, quella visita somiglia a una piccola vittoria, a un passo avanti per accettare il passato e avere fiducia in se stessa. È felice di sentire la sua voce, di percepire la sua presenza. È un puro benessere a cui sa dare mille significati.
«Enid.» pronuncia il suo nome, quasi volesse trattenerlo sulle labbra: «Sono contento di vederti qui.» ammette con sincerità, gli occhi si posano sulla sua figura. «Possiamo sederci sul bordo. Ti va?» propone con premura. Conosce Enid, rispetta i suoi limiti. «Vorrei parlarti.» soggiunge, non va oltre, il tono si abbassa e cerca di inquadrarla, almeno per comprendere di che umore è la ragazza, se il dialogo pacifico è possibile o deve sperare non abbia armi nel costume da bagno.
Enid non batte in ritirata: una parte sussurra di svuotare il sacco, chiedere scusa e un'altra vede l'inganno, sa che le favole non si avverano, che l'amore non si trasmette per osmosi, che il lieto fine è sempre amaro. È turbata, si massaggia il collo, finalmente si decide ad alzare il volto, senza timore di reazioni scomposte. Sorride involontariamente, la gentilezza di Wilfred suona reale, osserva o per meglio dire, ammira il suo corpo e capisce al volo che deve rinfrescarsi. «Non è stato facile.» non ha paura do confessare, con un pizzico di rammarico: «Ho letto il tuo messaggio, la veggente che ci ha ipnotizzati per oscuri motivi e francamente è una storia assurda.» prosegue con voce calma, si è promessa di non comportarsi come Glen Close, di essere elegante, dignitosa, coraggiosa. Lascia gli infradito con il telo di spugna sulla panchina di legno, si accomoda con quanta fluidità riesca, immerge gli arti inferiori sino al ginocchio. «Parliamo, Wilfred.» acconsente, sostiene lo sguardo, seria e non severa: «Perché mi hai baciata?» chiede. Poteva intuirlo, adesso, ha bisogno di sentirselo dire e ribadire eventualmente.
Wilfred annuisce, non fa osservazioni inutili, conosce la natura del problema, frena la lingua tra i denti e senza occhiali vede meno nitidamente del solito. Lancia uno sguardo alla coppia, meno appassionata del previsto, comunque non sono affari suoi e ritorna sulla ragazza. «Parliamo.» ripete. Fa un respiro profondo, cerca di liberare la fronte dai capelli, sorride di nuovo in imbarazzo per solidarietà. Infila i piedi in acqua, si schiarisce la gola. «La storia è reale, non è certo la più assurda che tu abbia sentito.» obietta con motivazioni logiche, accampate sul momento. «Le anime corrotte devo farsi spazio, devono poter avere anche dei corpi resi impuri dai loro sussurri, dai loro pensieri. L’ostacolo principale è l’amore. Una persona innamorata non cederà mai se stessa, perché farebbe del male a chi ama.» cerca di aggiungere, guarda l’acqua di un azzurro limpidissimo. Il resto è difficile per lui. L’ha baciata, ha voluto baciarla altre volte, da quella sera. Sospira. «Desideravo farlo.» risposta sincera, schietta: «Non l’avrei fatto, un anno fa. Ti avrei abbracciata, non ti avrei baciata. Mi sono accorto di quanto lo volevo, nel momento in cui mi hai stretto. Avrei dovuto aspettare, non volevo mancarti di rispetto ma dovevo baciarti o sarei impazzito.» è una confessione che si lascia sfuggire, rotea gli occhi verso il soffitto. «Ti ho baciata perché mi sono accorto di essere attratto da te. Non sono sicuro che sia il momento giusto per dirlo, ma Dio mi è testimone: è la verità!» esclama, si massaggia il volto con vigore. «Mi piacevi, a Londra. Ho iniziato a giocare per questa ragione… Poi, sono successe altre cose. È arrivata Jenny. Adesso, ho capito che la strada porta comunque a te.» resta a labbra socchiuse, infine sorride all’aria. «Ciò mi rende assurdamente felice, Enid.» cerca il suo viso per farle capire quanto sia sincero.
Enid sgambetta, muove piccole onde spumeggianti che solleticano la pelle. «Sarei vittima di un incantesimo.» ripete in una mezza risata. «Io ti conosco, Wilfred, non potrei mai calunniarti, non potrei mai mettere in dubbio la tua correttezza, la tua sincerità.» deglutisce, argomento scottante, ha riflettuto su Clarice. Wilfred sa essere un amico leale, sicuramente aveva visto nella studentessa, una ragazzina innocente eppure, c'era una riprovevole insinuazione, l'ombra che i due avessero intrecciato una relazione, seppure platonica, le era venuta ed era rimasta. «Non mi hai mancato di rispetto, so che non... Potresti farlo a nessuna donna.» conclude. Ascolta il resto, senza fiato, senza parole, Marlene avvertirà lo sbalzo dall'euforia al sospetto. Iniziano i fuochi d'artificio, subito si smorzano sotto la tetra nube dell'inganno. Si sta sporgendo ed è già irrigidita. Non arriva a vederlo a letto con una sedicenne, immagina abbia nostalgia di casa, di Jenny, di una persona al proprio fianco. «Non parlare così, Wilfred.» è un mormorio nasale. «Se immagini cosa si possa provare a essere illusi, poi abbandonati, non parlare così. Se hai un minimo di riguardo per me, non parlare così. Hai percorso la tua strada, mi hai baciata perché avevi bisogno di un contatto fisico, però non essere crudele. La sincerità potrò sopportarla, la menzogna mi spezzerà.» eppure ha allungato la mano sinistra, sino a provare a sfiorargli la fronte, tentando di scostargli i riccioli, un gesto affettuoso che niente riesce a dominare. «Tu sei libero, hai detto. Come posso essere sicura?» richiesta accorata.

Feels like I’ve been awakened
Every rule I had you breakin’
The risk that I’m takin’
I’m never gonna shut you out.

Wilfred non si aspetta di meglio, non con le premesse avute. Scorge la ragazza uscire dall’acqua con un gesto di impazienza, loro stanno parlando educatamente. Per ora. Sa cogliere l’allusione, le mezze frasi di Enid suonano chiare alle sue orecchie, indurisce l’espressione del volto. Non trascende, puntualizza e non è la prima volta. «Ti sei chiesta perché Clarice Cooper stesse proteggendo me e non suo fratello, suo padre o sua madre.» non mette in dubbio che l’abbia pensato, la voce è decisa: «Clarice Cooper non aveva un fratello, i suoi genitori erano firme sulle pagelle. Ho visto la sua borsa, ho sorriso. ‘Allons y’ ho detto, quando è suonata la campanella. Il giorno successivo, ha messo sulla cattedra la pin e io le ho parlato della serie classica, iniziata con un Dottore che aveva una nipote e viaggiava con lei.» si ferma, sommerso dai ricordi: «Clarice ha detto che avrebbe voluto viaggiare con suo nonno o con suo zio. Era una ragazza brillante, creativa, aveva un altruismo spontaneo. Lei sapeva che ero solo: Sunnydale era più deserta di oggi, io ero uno straniero. Capiva la solitudine, perché la provava ad un livello differente. Tutto questo non mi ha mai portato a concepire dei sentimenti ambigui, romantici per Clarice Cooper.» sentenzia con gli occhi che mirano all’ acqua. «Lo dirò sino alla morte. È la verità. Provavo, provo affetto per lei. È come se fosse mia sorella, mia nipote anche se non lo è. Le voglio bene perché era una persona che sapeva farsi amare, perché aveva bisogno di essere amata e perché si è guadagnata il mio attaccamento. Credi che si possa nutrire un simile trasporto o deve essere tutto legato alla sfera sessuale?» domanda pleonastica, non si sposta, il gesto significa tanto e più delle paure di Enid. «Guardami. Ascoltami.» stavolta, la voce è bassa, soffusa: «Non potrei mentirti. Non potrei ingannarti. Sarebbe come circuire me stesso. Sai chi sono, quanto lo so io.» distende le labbra in un sorriso: «Guardami, ascoltami mentre ti dico: ti ho baciata perché ti volevo. Ti ho baciata e ogni mattina desidero baciarti, ogni sera desidero baciarti, tenerti fra le mie braccia e sentire il tuo respiro contro la pelle del collo, voglio ascoltarti, guardarti, starti vicino…» fa una pausa. «Luce, tu sei per il mio mondo.» allunga il braccio destro per cercare di attirarla a sé non rudemente, attraverso un abbraccio delicato.
Enid comincia a sentirsi una depravata per aver pensato a un'affinità elettiva fra i due, la vergogna riuscirebbe a farla arrossire, non fosse così pallida. «Perdonami.» sembra un incrocio di tre differenti parole, non si è mai sentita così sciocca e sporca al tempo stesso. Abbassa gli occhi, colpevole. Scivola sul bordo della piscina, non si accorge della coppia, non si renderebbe conto di avere davanti Michele torturato dal Primo, in questo frangente. Farfalle nelle stomaco, campanelli d'argento nelle orecchie, desiderio insensato di sorride, battito cardiaco accelerato, visione sfocata del soggetto: non sta avendo un collasso cardio-vascolare, sta cercando di ricambiare l'abbraccio, facendo scendere la mano sulla pelle nuda di Wilfred, i polpastrelli scivolerebbero dalla fronte al naso, facendola ridere e quindi dalla mascella al collo. Deve aggiungere qualcosa, ha una frase importante da pronunciare, l'ha chiara in testa e rimane silenziosa. «Ehum...» constatazione di grande impatto. Alza l'altro braccio. La frase può anche aspettare. Socchiude gli occhi, non l'ha mai visto e sentito più chiaramente, le sembra di fluttuare tra le menti entrambi, dimentica, consapevole. Accosta il viso per baciarlo. Non desidera altro neanche lei, da tempo immemore. L'esigenza finisce per renderla più appassionata, prolungando il bacio, sino a quando non sente le labbra sollevarsi, unicamente per tentare di posarsi sul collo di Wilfred, solleticata dalla barba incolta, avvolta dal calore del suo corpo, rassicurante e accogliente, riempie i polmoni del suo profumo, le labbra del suo sapore. Per un attimo, la verità è nitida, può toccarla, può sentirla attraverso di loro. «Lo so.» bisbiglia: «Ti credo.» solleva appena gli occhi su Wilfred con un lievissimo sospiro.

Everywhere I’m looking now
I’m surrounded by your embrace
Baby I can see your halo
You know you’re my saving grace
You’re everything I need and more
It’s written all over your face
Baby I can feel your halo
Pray it won’t fade away.

Wilfred si accorge che Enid è vicina, allunga il braccio e stavolta c’è molto più trasporto in quella stretta, può sentire la stoffa del copricostume sula pelle umida e i suoi seni contro il torace, sorride alla ragazza. «Non importa.» ribatte in un sussurro. Non c’è rabbia, qualsiasi sensazione sgradevole è sommersa dalle emozione, vorrebbe fosse una piscina privata per poterla ricambiare con la passione che prova, che vuole sappia sta provando, cerca di percorrere a schiena in una carezza sino alla nuca. Ricambia, cerca di sfiorarle le cicche che circondano il suo delizioso visetto ovale, una scossa elettrica parte dalla testa per diramarsi in ogni cellula del suo corpo: desiderio, non un bisogno animale, non una mera esigenza fisica, si tratta di ben altro, più profondo, più viscerale ed emotivo. È già stato innamorato, ma non si possono paragonare le relazioni, quando sente che Enid sfiora il collo è lui a sospirare. Mantiene un certo controllo, non vuole arrivi Jack a biasimarlo e per certi reati, gli USA sono più moralisti di un branco di vescovi. Non ha dubbi, non su di sé e l’umore è euforico. Lascia che si scosti, si avvicina per un lieve bacio. «Enid.» mormora. «Vuoi stare con me?» chiede. Data la situazione, che sta surriscaldando l’atmosfera, specifica. «Uscire con me, mano nella mano, andare al cinema e baciarci di tanto in tanto, telefonarci, andarci a prendere fuori dal lavoro per sapere come è andata, portare i cani a spasso. Essere una coppia.» deglutisce, ha l’impressione che il cuore sia sotto le tonsille. «Una coppia che inizia a essere tale, pian piano. Si conosce, si adatta, si ama.» l’ha detto, si sente leggero come un palloncino slegato che punta verso il cielo. «Una vasca?» seconda proposta, ora che l’ultimo cliente è uscito a seguito della ragazza. Li sente urlare, non se ne cura troppo. Sorride, vuole tenerla abbracciata, vuole baciarla, vuole levi il copricostume per rendersi conto di quanto sia bella, di quanto sia sexy, capace di far girare molti uomini per strada benché sia timida e non se ne renda conto. È questa parte ad essere paradossalmente ostica.

I can feel your halo
I can see your halo.

Enid non si discosta, deve solo guardarlo, ammirarlo e gli pare sincero, bellissimo, amorevole, la risposta ad ogni domanda, non può che credere alle braccia che la cingono, al suo cuore che batte contro il proprio, ai suoi baci, ai suoi sussurri, l'amore è un'energia dirompente, annienta l'incanto per un frammento di vita, Enid si sente libera, si sente al sicura, niente le fa paura, nulla può farla allontanare. Una goccia scivola dai capelli alla spalla, prova a raccoglierla con le labbra. Ride, un risata che arriva dall'anima. Wilfred è lieve e non indugia, lo fissa sognante. Appoggia la fronte al suo petto, cerca di sfiorarne il profilo. «Mi va. Verrai a casa mia, quando i bambini escono, andremo a spasso senza farci tirare a terra dai nostri cani, ceneremo insieme, ci diremo cose buffe, cose serie, faremo quest a Boston, prenderò un sacco di libri alla Biblioteca. Impareremo a stare l'uno con l'altra. Impareremo che abbiamo spigoli, difetti e ameremo anche quelli, oppure no ma non conta, non oggi.» termina in una sorta di cantilena dolce: «Oggi, iniziamo a stare insieme. Oggi, siamo una coppia. È un germoglio, vedremo cosa diverrà.» sorride beata, poi collega l'ultima proposta e scrolla il capo. I movimenti restano fluidi: «Ti aspetto qui, è molto tranquillo, sto bene ma non mi sento pronta. Saranno state le troppe emozioni.» è una sentenza. Lascerà che Wilfred sguazzi quanto desidera con le gambe a mollo e la cicatrice coperta. È troppo presto per mostrare quello sfregio, non vuole che quel ricordo adombri la serata, cerca di posare le dita all'altezza del cuore a indicare quanto sia decisa. Questa non è la serata dei bagni. Appoggia le mani sul bordo, in attesa che Wilfred torni da lei.




Hit me like a ray of sun
Burning through my darkest night
You’re the only one that I want
Think I’m addicted to your light.

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