Enid arriccia il naso,
rimane a scrutare il liquido alcolico. Resterebbe seduta sino al
mattino, avesse la mano di Wilfred fra le dita. «Coraggio, follia…
Il confine è labile.» fa ciondolare la testa con un sorriso
sardonico. «Hai il libro ma non puoi sapere tutto: devi essere
informato, non avere paura di chiedere aiuto, non sentirti a disagio
nel farlo. Agisci per salvare delle vite. George Mott non ha scritto
una riga per loro, ha scritto per te e hai il diritto di sapere il
più possibile.» consiglia cercando di guardarlo in volto. Prende il
bicchiere, aspetta a portarlo alle labbra. «C’è Jeremy e Raissa.
Non sei solo, non devi sentirti tale.» manda un sorso in gola. Ha
una sensazione di calore leggera. Ispira ed espira, posando il vino,
sorride dolcemente. «Non faccio i bagagli, Wilfred.» quasi
sussurra: «Perché sono innamorata di te. Credo di esserlo stata
dalla prima volta che abbiamo parlato. Non voglio starti lontano, non
voglio perderti. Desidero ascoltarti, consigliarti, baciarti,
stringerti la mano e guardare il volto cambiare espressione.» fa una
pausa, a prendere fiato e coraggio. «Marlene mi protegge, io sarò
prudente ma qualunque cosa accada, io non me andrò. L’incontro
alla piscina, il nostro primo bacio, questa sera superano la paura,
anche il male, mi rendono felice, mi rendono forte. Sei tu, Wilfred,
a valerne la pena e se tanti lo pensano è perché sei un uomo che è
facile amare.» cerca di sorridergli, non prova imbarazzo, anzi è
sincera e ciò la rende molto tranquilla.
Wilfred cerca di
accostare la mano di Enid alle labbra. «Non sono solo. Non penso di
esserlo.» ripete piano. «Farò tutto quanto sia necessario, non
voglio soffrire, non voglio morire perché sono felice e se lo sono è
perché nella mia vita ci sei tu.» gli viene spontaneo aggiungere.
Le parole di Enid sono toccanti, si sente quasi colpevole per non
essere stato ugualmente schietto, per aver temporeggiato con termini
cauti, per una ritrosia che è svanita davanti alla limpidezza di
Enid, alla sua sincerità, al suo coraggio di mettersi in gioco.
Sorride come fosse stato sconfitto. «Ho sempre creduto che fossi
speciale, ogni aspetto del tuo carattere mi attraeva: la creatività,
la sensibilità, la mitezza, l'intelligenza e poi sei bellissima.
Conosco la tua opinione, mi spiace non riesca a vederti con i miei
occhi, ma sei splendida. Eri giovane, quando ci incontrammo, non
volli fare pressioni. La vita agì per noi, quando ti rividi a
Sunnydale... Capii che non era un'infatuazione, che non era un
affetto fraterno. Capii che se avessi ripreso a frequentarti, mi
sarei innamorato di te. È avvenuto e niente di così naturale,
spontaneo, sereno era accaduto. Sapevo di chiederti tanto, perché
non sono più un semplice professore, però non dubitavo fossi
abbastanza forte da sentire la realtà, senza vacillare. È anche per
questo che ti amo. È un sentimento così vivido, così intenso che
credo possano vederlo, qualcosa come una scritta al neon 'Pazzo di
Enid' o qualcosa di simile.» ride scrollando le spalle. «Questa è
la mia esistenza, oggi: ci sei tu, la donna che amo e i miei guai, i
miei dover, i miei affetti e voglio restare qui. Voglio continuare ad
avere l'impressione che la scritta al neon sia sopra la mia testa.»
si sporgerebbe per baciarla, poi cercherebbe degli argomenti più
adatti a una serata romantica.

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