Come to me
I'll take care of you
Protect you
Calm, calm down
You're exhausted
Come lie down
You don't have to explain
I understand.
I'll take care of you
Protect you
Calm, calm down
You're exhausted
Come lie down
You don't have to explain
I understand.
Wilfred George Mott si è addormentato, ho ascoltato il suo respiro sino a quando non sono crollata in un sonno inquieto, adesso c'è un filo di luce tra le tende e ha il calore dell'alba.
Ero sola, qualche ora fa, stavo persino sognando poi il trillo del campanello, l'abbaiare ossessivo di Gitel mi hanno portata alla realtà, sono scesa sbadigliando, ho trovato Wilfred appoggiato allo stipite esterno della porta, aveva il volto sconvolto, il corpo tremante, farfugliava confuso ed era sobrio.
Avrei voluto cedere, invece, sono riuscita a farlo accomodare sul divano mentre preparavo una tazza di tea, ho ascoltato la sua tremenda visione, il messaggio di morte e mi sono domandata perché George abbia condannato il nipote a tanta pena.
Io non avevo spiegazioni. Io non avevo risposte. Io avevo il mio amore, il desiderio di condividere il peso con lui, per certi messaggi non servono parole o non ne esistono che io sappia pronunciare.
«Devi trovarti un bravo ragazzo.» ha borbottato con il suo primo sorriso, sornione come la voce bassa. Ho pensato che somigliasse a un gatto ronfante, gli ho stretto il lobo dell'orecchio fra i denti, senza mordere.
«Fatto.» ho replicato: «Mi sono assicurata non avesse vie di fuga.»
Wilfred è parso sul punto di ridere: «Non le cercherebbe.» ha detto. Ho sentito le dita scivolare sulla pelle delle gambe, scostando il bordo della maglietta, non che avessi molto altro addosso.
«Chiamerai James, avviserai Nina. Adesso, hai una spiegazione a quelle tremende morti. Adesso, sai perché hanno sconvolto l'Equilibrio: loro non dovevano morire, perché avevano dei compiti da svolgere. È molto importante.» ho cercato di fare chiarezza per me, tutto si stava ammassando confusamente nella mia testa: «Non temere: tuo nonno e Clarice si riprenderanno. Sono sottoposti ad altre regole.» ho provato a confortarlo.
Wilfred ha fatto un cenno vago, si è scostato gentilmente da me: «Domani mattina, dovrò occuparmi delle ragazze. Credimi, non le avrei lasciate, se Clarice non avesse garantito che sono al sicuro.» ha parlato con serietà, i suoi occhi mi hanno deliberatamente ignorata: «Posso andarmene...» ha aggiunto, inclinando il capo.
«Puoi, non devi.» ho specificato, ho affondato le dita tra i riccioli umidi: «Io non voglio che tu vada. Non ho mai voluto che te ne andassi.» ho ripensato all'ultima volta che eravamo a Londra, una serata piovosa di saluti.
Wilfred non ha ribattuto, non ha mentito e ho sentito la distanza fra noi azzerarsi in un istante, non avrei saputo riconoscere il mio battito cardiaco dal suo.
Ho provato una tale gioia da sentirmi grata per eventi che avevano portato Wilfred sino a me ed insieme, colpevole per averli sfruttati anche se involontariamente.
Tante cose sono divenute chiare, senza che io abbia pensato: il letto è terribilmente confortevole con Wilfred sotto al lenzuolo, non esiste posto più sicuro delle sue braccia o momenti più intesi di questi.
Ho sentito i suoi passi nel corridoio, quando è andato a prendere due bicchieri d'acqua, non volevo sentire altro, ho accarezzato Gitel affacciatasi nella camera.
Wilfred rientrando, ha visto che ero raggomitola sul cucino, la schiena appoggiata al muro, non so perché fossi in quella posizione, forse realizzavo i pericoli che ci stavano attorno.
Non ha detto una sillaba, non che ci fosse bisogno di un monologo, forse ha creduto fossi a disagio o avessi qualche scrupolo, perché mi ha abbracciata.
La stanchezza è arrivata gradualmente, dolcemente mentre le parole diventavano impastate, seguite da risate poi è calato il silenzio, il buio ci ha avvolti.
You know
That I adore you
You know
That I love you.
Destroy all that is keeping you back
And then I'll nurse you
I'll nurse you
I'll touch you.
You know
That I adore you
You know
That I love you.
Destroy all that is keeping you back
And then I'll nurse you
I'll nurse you
I'll touch you.
È cominciato un nuovo giorno, l'ho atteso a lungo e vorrei avere altre ore per aspettarlo, distesa con Wilfred.
È cominciato un nuovo giorno, vorrei restassimo solamente lui ed io. Vorrei che non lasciasse la casa, che non scendesse dal letto, vorrei che il mondo non esistesse più per noi.
Sono felice, fa male la felicità perché è violenta come una fitta, inaspettata quanto una stilettata nel cuore. È dalla nascita che non ne ero colpita.
Posso stare in silenzio ancora un po', lui riposa e l'aspettano doveri così pesanti da portare, adesso che il suo viso è rilassato, non deve cambiare espressione... E così i suoi occhi non dovrebbero perdere lo sguardo che aveva mentre era con me, uno sguardo che non avevo mai veduto ed il suo sorriso era altrettanto sconosciuto, altrettanto bello.
Socchiude le palpebre, sa che sto scrivendo, non cerca mai di sbirciare né le agende, né le cartellette, né il cellulare; sorride assonato: «Buongiorno.»
«Vuoi un tea?» domando.
«Caffè.» risponde, sembra confuso, controlla l'ora. «Due caffè, forse.» scherza.
Non berrò mai del caffè a colazione, sembrerebbe una veglia di studio. Adoro le nostre differenze.
«Ti amo.» sussurra dal nulla.
Chiudo l'agenda.
You know
That I adore you
You know
That I love you.

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