La signora Mason si è
mostrata molto comprensiva, ha portato i gemelli da me ed è venuta a
prenderli, finito il turno all'ospedale. È riuscita a procurarmi dei
sonniferi, sono abbastanza forti, spesso la mattina faccio fatica ad
alzarmi, se non fosse per Gitel rimarrei a letto sino a mezzogiorno.
I lividi sul collo sono
freddi, li tengo nascosti come meglio posso, ho l'immagine dello
stagno nebbioso nella testa, posso distrarmi ma rimane in un angolo,
a ricordarmi che c'è qualcosa di oscuro al mondo.
Wilfred sembra conviverci
con serenità, come se fosse riuscito a incasellare l'evento in un
contesto che io ignoro, nei suoi messaggi non fa alcuna menzione alla
figura ammantata, a Clarice Cooper, tenta di distrarmi e può darsi
stia facendo la cosa giusta, anche se vorrei soltanto una
spiegazione.
Non riesco a chiedere, ho
timore della verità. Devo assolutamente scuotermi, andare avanti con
la mia vita o finirò per blindarmi in casa, isolandomi da tutti.
Wilfred mi ha proposto di
uscire, ho accettato. Avrei potuto insistere perché restassimo in
casa, invece ho scelto di allontanarmi un po' da queste quattro mura.
C'è una cosa che ho
imparato, a caro prezzo: la forza per alzarsi arriva da dentro, dalla
nostra capacità di reagire, possiamo cercare aiuto e conforto, ma il
peso grava su di noi e così la scelta se farsi condurre o prendere
la propria strada.
Io ho commesso parecchi
sbagli, in passato, ne porto i segni sul corpo e nell'anima ma ho
sempre deciso cosa fare e stavolta non farò eccezione.
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