Ho conosciuto Marlene
Archer. È una donna piacevole, brillante e ha saputo consigliarmi
sul modo in cui possa aiutare Wilfred. Non ha superato la morte della
sua allieva, riesco anche a ipotizzarne le ragioni: la ragazzina è
stata uccisa, perciò la profonda ingiustizia ancora impunita lo
tormenta, la sua famiglia è stata investita da una spirale di
sofferenza e di distruzione, perché un lutto tanto crudele lascia
cicatrici su troppe persone. Non c'è un modo per sopprimere la
sofferenza, la si accetta quale parte dell'anima, si va avanti.
Il regalo per Wilfred è
finito nella cassetta della posta, davanti alla staccionata, all'alba
e da allora, non ho ricevuto notizie.
Conosco la sua
riservatezza sul piano personale, non escludo di essergli sembrata
invadente, di averlo infastidito, eppure non era mia intenzione e lui
è abbastanza sensibile da comprenderlo, inoltre sa perfettamente chi
sia, come cerchi di confortare gli amici.
Qualcosa dentro di me si
ribella, vuole smetterla di pensare e di agire in sua funzione;
qualcosa dentro di me cerca molto di più e tenta di scrollarsi via
questi sentimenti senza alcuno sbocco.
Potrei trovare un altro
ragazzo, diverso o simile a Wilfred e potrei amarlo. Potrei diventare
solamente un'amica affezionata, forse saremmo entrambi più sereni,
più sinceri ma non ci riesco, resto aggrappata a fioche speranze, a
timidi gesti che culminano in illusioni e può darsi che sia io ad
aver paura di affrontare il futuro, può darsi che stia cercando di
restare in limbo rassicurante, dove non mi confronto con nessuno.
Sono confusa, non so cosa
aspettare e se attendere o lasciare che sia. Vorrei potermi confidare
con qualcuno, ma ho solo Gitel in questa città, finora non me ne ero
accorta, finora non mi era pesato.
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